Non vi è barbarie più grande della violazione del diritto umano, soprattutto quando a tale crimine si aggiunge l’indifferente complicità di un governo. L’accusa è di “crimini di guerra”, ed è rivolta da un gruppo di esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Italia, Francia, Gran Bretagna e USA in un rapporto presentato lo scorso 4 settembre. Lo stato italiano è infatti tra le 160 nazioni accusate di violazione dei diritti umani e vendita di armi ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, impegnati dal 2015 in una campagna militare in Yemen.

Già all’inizio dell’anno la Mwatana For Human Rights, insieme alla ECCHR e la Rete Disarmo avevano avviato un percorso legale contro il governo italiano e la RWN Italia Spa dopo il ritrovamento di resti armamentari italiani a Deir Al-Hajari, nel nordovest dello Yemen, dove una famiglia di sei persone aveva trovato la morte.

Ancora adesso la Leonardo, insieme alla BAE Systems (UK), Arquus (Francia) e Boeing (USA) sono accusati di vendere irresponsabilmente armi ai paesi in conflitto contro le popolazioni civili. Sono infatti gli stessi Emirati Arabi Uniti a deviare illegalmente le consegne di armi a milizie presenti sul campo come veicoli blindati, sistemi di mortaio, fucili, mine e mitragliatrici. Le aziende occidentali d’altro canto voltano le spalle alle orrende azioni perpetrate nel corso degli anni dai militari in Yemen, sostenendo che le forniture seguono le leggi nazionali e le autorizzazioni dei governi. Insomma, uno scarica barile che tiene nascosto dietro i vetri opachi dell’ipocrisia le reali responsabilità degli stati mondiali, i quali chiudono gli occhi e aprono le casse delle aziende giocando sulla vita di intere popolazioni.

Dall’inizio della guerra ad oggi le Nazioni Unite in Yemen hanno registrato quasi 8 mila morti civili tra cui 2 mila bambini, e documentato un numero infinito di crimini commessi contro la popolazione, come l’uso sistematico e indiscriminato di mine antipersone e antiveicolo, uccisioni arbitrarie, armi contro civili, alto livello di impunità, torture, sparizioni forzate e stupri di genere.

Patrick Wilcken, ricercatore di Amnesty International, afferma che durante l’indagine effettuata sulla responsabilità dei produttori di armi verso le popolazioni in Yemen, nessuna delle aziende “ha saputo dimostrare l’applicazione di un’idonea dovuta diligenza in materia di diritti umani: un dato che mostra un’allarmante indifferenza ai costi umani dei loro affari ma che potrebbe anche condurre all’apertura di indagini per complicità in crimini di guerra.”

BAE Systems, Boeing, Lockheed Martin (UK) e Raytheon (USA) sono stati infatti i perni per la costruzione della flotta aerea che ha colpito senza sosta obiettivi civili come case, scuole, ospedali e mercati. Si aggiunga anche la complicità dell’Iran che insieme a USA e Regno Unito avrebbero fornito informazioni di intelligence e supporto logistico. Non solo armi, ma anche tattiche sottili come il blocco dei porti per le forniture di cibo, utilizzando così la carestia come arma di distruzione di massa. Infatti, secondo le Nazioni Unite, lo Yemen sta vivendo una catastrofe umanitaria, tra le più devastanti della storia contemporanea, in quanto quasi l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari per sopravvivere.

Purtroppo, lo scarica barile delle aziende produttrici di armi sui governi serve a ben poco visto che sono proprio quei governi ad essere accusati di complicità in crimini di guerra. Si tratta dunque di vergogna storica e fallimento della comunità internazionale, nonché disprezzo e disinteresse per la vita dell’essere umano. Sono le popolazioni a pagare il prezzo dell’indifferenza mondiale. E se è vero che il più alto valore dell’uomo è il diritto, allora – citando Stéphane Hessel – “ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale e in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità e al libero sviluppo della sua personalità”.

Probabilmente ciò che le aziende dimenticano è che il denaro reso per questa loro indifferenza non è fatto di metallo, ma di carne e dignità strappate via per la ricchezza dell’Occidente.