Il cavallo Raol è morto, che riposi un pace. Pare però che qualcuno voglia che la secolare tradizione del Palio di Siena debba andarsene con lui. Chi scrive ritiene, con l’ammissione di una certa dose di masochismo, che eventi e polemiche di basso rilievo come questo siano estremamente significative. Bisogna partire da una constatazione fondamentale: il senso dell’assurdo non s’apprende, né si insegna. E così, mentre leggendo le parole di Carla Rocchi, Presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali (“La magistratura accerterà le responsabilità penali di questa ennesima morte, ma quelle morali e politiche sono evidenti di per sé e ricadono su tutti coloro i quali hanno partecipato, a vari livelli, all’ennesima corsa della morte”) questo senso dovrebbe avvertirsi nella maggioranza degli animi, capita sempre più spesso il contrario, e che si ravvisi invece una certa serietà emergenziale.

Una domanda seria: è possibile scindere ciò che di profondamente spirituale c’è in una tradizione religiosa (e dunque in varia misura politica) dalle sue manifestazioni esteriori, basse o alte che siano? O piuttosto le due cose presenziano o mancano nella stessa misura? Il Palio di Siena ha attraversato mille volti dell’Occidente, (il primo documento che lo attesta è del 1238) e ne ha visto il Medioevo, l’Umanesimo, il Rinascimento, e persino quella che viene definita Decadenza. Ha radici che si estendono oltre la città di Siena. Ci appartiene, piaccia o meno, che lo si segua o lo si ignori.

E tutto sommato non ha nemmeno inflitto particolari perdite ai cavalli, deceduti in quarantasette dal 1970 al 2004 e che godono di particolari tutele igienico-sanitarie obbligatorie (l’ultima del 21 Luglio 2009 , che porta la firma di Francesca Martini, prevede persino l’alcol-test per i fantini). Legislazioni e numeri imparagonabili a quelli di altre manifestazioni decisamente più cruente, come la Corrida, che nella sola Spagna pare faccia più di diecimila tori morti all’anno, anche se non sono reperibili dati precisi. E poi il grande Occidente è stato quello dell’Uomo, della sua specificità, della sua religione e anche del suo incontro (che manteneva un’alterità profonda) con il mondo animale. Se la decadenza c’è, una sua caratteristica è l’anti-specismo, che come sempre nel nuovo dizionario della modernità, è l’appiattimento di qualche differenza. In questo caso, di quella tra l’Uomo e l’animale.