Ha avuto luogo martedì 24 ottobre, presso il Museo Egizio di Torino, un teatrino sconvolgente per la realtà culturale e museale italiana. Già il polo di arte contemporanea Ettore Fico è stato soggetto a questo trattamento, oggi tocca all’antichità di uno dei popoli più affascinanti del mondo. Palestre Torino, con il benestare del giovane direttore del museo Christian Greco, ha avuto il permesso per portare i suoi gruppi d’allenamento all’interno delle sale d’esposizione in orario di chiusura. Programma del giorno? Yoga e zumba sotto le note della colonna sonora de “La Mummia” con Tom Cruise e la celebre canzone del gruppo musicale anni ottanta The Bangles “Walk Like and Egyptian”.

Il direttore del museo non ha messo le mani avanti: una persona di tale erudizione e preparazione si è detta ben felice di mettere a disposizione tali spazi, constatando come già altre realtà museali internazionali come il MET di New York si stiano dimostrando aperte ad ospitare eventi di questo tipo. Bisogna aprirsi a 360° e fare in modo che persone non interessate e del tutto aliene a posti di divulgazione culturale, in un modo o nell’altro, possano essere integrate seppur per altri tipi di attività, del tutto distaccate dal contenuto che il museo in questione offre oramai dal 1824.

Vediamo così avvicinarsi un drappello di individui in tuta e cuffioni alle orecchie, pronti per muoversi e sbracciarsi coordinati da muscolosi addestratori. Non c’è da temere si dice, le imbalsamate salme non si adireranno, eppure, l’accostamento stona e non poco. Parlano della necessità di far ginnastica, di prendersi cura del proprio corpo, poiché abbrutito da una soverchiante tecnologia e da una esistenza debilitata dal traffico e dal lavoro: mens sana in corpore sano, certamente, ma chi pensa all’organo più importante del nostro corpo? Il cervello, nonostante le speranze del direttore – concedere agevolazioni economiche sul biglietto per chi, dopo l’esperienza tonificante, tornerà a visitare il museo – da fagocitante di informazioni e simboli, viene piallato e sconnesso.

Ed innanzi alle granitiche posture delle crisosfingi, allibite nel vedersi passar davanti gente ignara e, plausibilmente poco interessata al luogo che stanno utilizzando come palestra fisica, si arriva all’altera e nobile regalità del Faraone Ramesse II. Uno sguardo ieratico, un sorriso imperituro, misterioso ed imperscrutabile, oggi denigrato da un buffo avvicendarsi di individui poco attenti, più avvezzi al mostrarsi che al ricercarsi. Ma ancor più temibile appare la figura della grande Dea Sekhmet, la leonina protettrice dell’arte militare, infusa nel sovrano dei due regni, colei che è dispensatrice di morte e salvezza, pestilenza e sanità. La figlia del Dio Ra è costretta ad assistere ad una scena indegna, un’attività in altri contesti comprensibile, ma che non può e non deve scimmiottare la potenza della sacralità mistica scolpita nella dura pietra.

La sala allestita da Dante Ferretti perde così la sua autorevolezza: qui la maestosa arte antica si è trasformata in banale cornice di un quadro assai scialbo e poco interessante. Pensiamo allora a quelle mummie, a quelle persone del passato che ben conoscevano l’indubbia importanza dell’attività fisica, ma che rispettosamente scindevano il sacro dal profano, il ludico dal severo. Invitiamo a gran voce gli amici di Palestre Torino a comprendere la distinzione fra momenti di arricchimento culturale e formazione fisica. Basta prendere esempi assurdi da luoghi ove la cultura è solo d’importazione. Attività ginniche in palestre e parchi, apprendimento aggiuntivo in musei e siti archeologici. Prima di scegliere la data per andarvi ad allenare al Teatro Regio di Torino, concedetevi il giusto tempo per adoperare il cerebro, tanto caro agli Egizi, a cui avete fatto “visita” di recente.