“Per la Francia lo sforamento oltre il tre per cento del rapporto tra deficit e Pil può essere preso in considerazione”

Le dichiarazioni dei burocrati europei, uno dei bracci dell’occidente moderno, sono estremamente interessanti. Esse consentono di aprire una breccia, scalfire una coltre su ciò che bolle nel magma del decisionismo autocratico europeo e dei suoi presunti anti-ideologici guru. D’altronde spesso possono risultare a loro modo esilaranti, come in questo caso:

“Per la Francia lo sforamento oltre il tre per cento del rapporto tra deficit e Pil può essere preso in considerazione”

Le ultime misure annunciate da Macron. dopo le imponenti manifestazioni che hanno avuto per protagonisti i gilets Jaunes sarebbero per Pierre Moscovici, ovvero l’attuale Commissario Europeo per gli affari economici e monetari: “indispensabili per rispondere all’urgenza del potere d’acquisto” purché in modo “temporaneo, limitato, eccezionale”. Inutile riflettere ulteriormente sulla legittimità che possiedono tali burocrati su rilevanti questioni interne, per i quali qualunque riforma a deficit viene concessa con benevolenza, come una paghetta settimanale, in cambio di una buona condotta. Passiamo dunque oltre:

“Il paragone con l’Italia è allettante ma sbagliato, perché sono due situazioni totalmente diverse”

Difatti scopriamo che:

“la Commissione Europea sorveglia il debito italiano da tanti anni, cosa mai fatta per la Francia”

Bene, sarebbe anche ora dunque; i sorveglianti del nostro debito infatti, potrebbero scoprire che è non l’Italia ma la Francia “il Paese più indebitato dell’area Euro”. A dirlo sono quei pericolosi bolscevichi sovranisti del “Sole 24 Ore”, che in un articolo datato 31 agosto 2017, firmato da Vito Lops, fanno notare come sia la Francia:

“[…] il Paese più esposto finanziariamente […] se si somma l’esposizione delle società, delle banche e delle famiglie, viene fuori che il sistema Francia viaggia con una leva enorme, che supera il 400% del Pil, pari a novemila miliardi di debiti cumulati. L’Italia, sommando tutti gli attori economici, supera di poco il 350%”

Che sorveglino dunque alacremente! E che magari lascino liberi i governi legittimamente eletti di operare, se ci è lecito sognare. Intanto ci conviene guardare con interesse ai risultati di un movimento ideologicamente confuso – chi non lo è nell’occidente del disordine generalizzato? – che è riuscito a strappare dichiarazioni e provvedimenti a queste ostili corporazioni. I gilet gialli sono la variante francese di quello che sta avvenendo in tutta Europa, sussulti di nuove nazionalizzazioni, di senso comunitario. Chi ne critica le lacune ideologiche sbaglia e confonde, come recita il detto, la luna con il dito. Si tratta infatti di materiale umano dal quale partire, che può essere indirizzato politicamente verso una nuova Europa delle nazioni. Insomma, chi non è contro di noi è con noi, e se da questa buriana che sommuove il continente intero si possono creare le condizioni per un nuovo corso non esitiamo a stringere fratellanze. Ad ogni modo, è troppo tardi per permetterci anche i distinguo.