I due macchinisti morti sul lavoro all’alba di giovedì 6 febbraio, a seguito del deragliamento del Frecciarossa 1000 su cui si trovavano, sono vittime della modernità. Una modernità che vuole tutto più veloce, sempre di più ma, allo stesso tempo, vuole risparmiare. Più treni, meno personale, paghe più basse, manutenzione insufficiente. Far lavorare di più per far lavorare meno persone.

Il commento preferito dai giornalisti in questi giorni è “poteva andare peggio”. Forse. Ma sicuramente sarebbe potuta andare meglio. “L’inerzia con cui la dirigenza di R.F.I. ha affrontato il dilagare di guasti, disservizi e le molteplici segnalazioni che questa Organizzazione Sindacale ha avanzato negli anni, non ci lascia spazio a dubbi rispetto a quanti hanno sbagliato” scrive in un comunicato il Sindacato Or.S.A. ferrovie. Il Segretario di UIL trasporti, invece, ha chiesto qualcosa che dovrebbe risultare scontata, ma ad oggi ha un sapore quasi rivoluzionario:  “Vogliamo che la sicurezza prevalga sul profitto”. Mentre le Ferrovie dello Stato cercano di indirizzare l’attenzione unicamente sul possibile “errore umano” degli addetti alla manutenzione, già dal giorno seguente l’incidente i Sindacati si sono uniti in sciopero. Lo scopo è denunciare ancora una volta la pericolosa deriva presa dalla cura e dal mantenimento delle ferrovie, chiedendo un ripensamento dei cicli di produzione e manutenzione. L’Unione Sindacale di Base non ha mancato di ricordarci i numerosi scioperi e le denunce già avvenute riguardo le “condizioni della manutenzione della linea ferroviaria, sull’impiego esasperato del personale, sul depotenziamento degli enti preposti al controllo (ANSF) e sulla politica sempre più spudorata di appalti e subappalti nelle lavorazioni sensibili”.

Per Ferrovie dello Stato l’errore è “inspiegabile” per un normale lavoro di routine. Dicono che la responsabilità dell’incidente non è loro. Eppure, “per svolgere una buona attività manutentiva si richiede un organico adeguato. Occorre che i lavoratori non siano sottoposti a pressioni da parte dei superiori per terminare in fretta le loro attività. Occorre che abbiano le ore di riposo giornaliere e settimanali nel rispetto del contratto collettivo”. La dichiarazione di Adriano Coscia, Segretario dell’Or.S.A. per la Lombardia, va letta tenendo conto dei 600 milioni di utile, l’8% in più rispetto al 2018, che Gianfranco Battisti, l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, ha dichiarato in onore dei dieci anni dell’alta velocità. Insomma, salgono i profitti, eppure, la situazione resta invariata. la stessa Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie parlava di “allarme manutenzione” già nel 2018, denunciando un aumento del numero degli incidenti significativi riconducibili a problematiche manutentive sui veicoli o sull’infrastruttura. Solo nel 2017 sono avvenuti 4 deragliamenti, fortunatamente senza vittime. Ma, tanto, ciò che conta è viaggiare comodamente nel finesettimana, gli scioperi sono solo scocciature, e parlare di malagestione delle ferrovie è strumentalizzazione. Non è vero, Onorevole Calenda?