3 maggio 1998. Non sono ancora passati dieci minuti dalla mezzanotte. Forse Helmut Kohl e Jacques Chirac, entrambi appartenenti alla Storia di un altro Occidente e di un’altra politica, avevano le mani sudate. Si trattava di firmare la nomina del primo governatore della Banca Centrale Europea, nomina affidata a Wim Duisenberg. Cosa passava per la testa dei due Primi Ministri? Quanto centrava la geopolitica, quanto le idee di Ventotene, quanto gli interessi dei gruppi industriali franco-tedeschi, quanto di quelli finanziari? Quasi superfluo è invece chiedersi perché a decidere della nomina di un governatore con poteri su tutta la futura area Euro siano stati esclusivamente il Primo Ministro Francese e Tedesco.

Ad ogni modo, sembrano oggi domande fuori dal tempo, Come i volti di Kohl e Chirac, come quello di Duisenberg: uno dei tanti funzionari senza nome preposti alla cura dei gangli dell’apparato burocratico-finanziario europeo. La domanda fondamentale è tuttavia un’altra: possiamo ancora farci domande sui vantaggi e gli svantaggi dell’ingresso del nostro Paese nella moneta unica? Possiamo davvero analizzare la situazione senza isterismi, senza dover subito dopo dichiarare la propria appartenenza ideologica, la propria visione della Storia? Abbiamo qualche potere decisionale in merito? Ha senso oggi chiedersi se lo abbiamo? Duisenberg guidò il processo di formazione dell’Euro, che entrerà in vigore il 3 Maggio 2002, esattamente quattro anni dopo quella firma. Sono passati sedici anni. Attualmente il Presidente della BCE è un connazionale, come sarebbe piaciuto ai Francesi nel 1998.

Un altro tipo di soddisfazione che sembra prettamente burocratica. Forse in politica contano più i sentimenti che i fatti. Dovremmo iniziare a fidarci del nostro sentire, forse l’unica e ultima guida rimasta nel naufragio Occidentale nel quale siamo costretti a sguazzare. Cos’è che abbiamo perso entrando nella moneta unica? Fidiamoci del nostro “avvertire”, perché che qualcosa è “avvenuto”, lo percepiamo. E’ solo la logica conseguenza di un processo iniziato molto tempo prima? E’ il primo tassello di un processo nuovo? E’ qualcosa che riguarda lo Stato, il potere, noi? Iniziamo a domandarci, ad ascoltarci. E finiremo di rispondere con le proposizioni retoriche della politica televisiva, della storia televisiva, dell’apparato mediatico, e burocratico.