In questi ultimi giorni, ha suscitato parecchio scalpore la pubblicità della storica compagnia di navigazione Moby Lines. La suddetta inserzione, comparsa su alcuni quotidiani, mostra una ragazza – “sfacciatamente” italiana – sorridente al lavoro, a bordo di uno dei traghetti della società. Sopra di essa campeggia la scritta «Il nostro personale? È tutto italiano». È bastata questa frase per scatenare un vero e proprio putiferio mediatico e per produrre la reazione – puntuale come un orologio svizzero – dei “campioni del politicamente corretto” che, con ferina brutalità, e dimostrando lo stesso acume di una gallina – i simpatici pennuti perdoneranno l’accostamento – hanno azzannato la malcapitata balenottera, simbolo tradizionale della compagnia. L’accusa e la condanna senza appello, degne della miglior inquisizione del terzo millennio, sono state subito perentorie: “becero razzismo”. E via col solito teatrino di indignati, farcito di appelli alla tolleranza e al multiculturalismo. Non è proficuo, però, soffermarsi più di tanto su questi commenti deliranti e ridondanti, che nulla apportano ad un dibattito serio.

Se, al contrario dei summenzionati individui, si vuole analizzare assennatamente il fatto in questione, è fondamentale, innanzitutto, indagare il motivo per il quale la compagnia di traghetti ha optato per una pubblicità simile, indubbiamente ambasciatrice di un messaggio delicato, visti soprattutto i tempi in cui viviamo.

La prima questione da porre sul tavolo è la spiegazione, ovviamente passata sotto traccia, rispetto alle rumorose rimostranze – scusate l’allitterazione – dei succitati “campioni”, data dal patron di Moby, Vincenzo Onorato. L’armatore napoletano, visti gli improperi piovutigli in testa da ogni direzione, ha chiarito che, dietro la scelta della società, non è rintracciabile alcun tipo di razzismo. Proseguendo, ha spiegato che il motivo per cui è stata portata avanti quella linea pubblicitaria è quello della fierezza di offrire lavoro ai propri connazionali, rinunciando ad avere a bordo del personale straniero, sottopagato e assunto con contratti non italiani, come invece fanno molte altre compagnie marittime italiane. Oltre a ciò è basilare notare che, la compagnia di Onorato, portando avanti questa politica, non fa altro che rispettare la legge 30/98; quest’ultima prevede che le compagnie italiane godano di una pressoché totale defiscalizzazione. In cambio di questo sostanzioso sgravio sui bilanci, lo Stato chiedeva che a bordo fosse impiegato unicamente personale italiano, o al massimo proveniente dall’UE. Chiaramente, questa legge, tutt’ora vigente, è sistematicamente disattesa dalla stragrande maggioranza delle società che non solo non pagano le tasse allo Stato, ma si arricchiscono ancora di più ricorrendo a personale extracomunitario, pagato una miseria. Questo sì che sarebbe un fatto passibile di processo mediatico e penale. Tant’è che lo scorso anno, ergo, assai prima dell’apparizione della pubblicità incriminata, lo stesso Onorato aveva denunciato a mezzo stampa questa situazione. Dunque, oltre a scegliere di non sfruttare, per mero tornaconto, lavoratori stranieri, c’è l’orgoglio di garantire un impiego ai propri compatrioti in un periodo di grave carenza, oltretutto nel pieno rispetto delle normative – ma questo i benpensanti fanno finta di non saperlo, o comunque non è un problema che li riguarda, l’importante è pontificare e poggiare frettolosamente il deretano dalla parte della ragione –. E dire che la Moby aveva subito critiche a causa dei prezzi troppo elevati rispetto a quelli della concorrenza. D’altronde è risaputo, l’unica cosa che conta oggigiorno è essere competitivi sul mercato, non importa a che prezzo. E chi se ne frega se è lo Stato stesso a rimetterci bei soldoni.

L’altra analisi da fare è sul perché, in Italia, una compagnia nazionale non possa andare fiera di avere del personale italiano. Il problema di fondo è che i mass media ed i loro galoppini hanno contribuito a creare un sentimento di solidarietà unidirezionale, indirizzato, quasi esclusivamente verso chi proviene dall’esterno, lanciando una folle corsa all’accoglienza indiscriminata. Inoltre hanno ignorato colpevolmente chi in questo paese vive da generazioni e mai come adesso si trova in situazioni di grave difficoltà. La politica, da tempo soggiogata ed esautorata da poteri sovranazionali che hanno trasformato i governi in management che gestiscono in loro vece le nazioni, ha abbandonato, in modo pressoché totale, i propri cittadini che hanno costituito e dovrebbero continuare a essere considerati, il nerbo fondante di una nazione.

Dunque, la domanda che bisogna porsi non è perché la pubblicità della Moby abbia creato un tale scandalo. Il vero quesito è: come mai offrire un opportunità lavorativa, specialmente quando il lavoro non c’è, a chi ha le tue stesse radici, sia diventato passibile di “reato”, quando poi, come nel caso ivi trattato, sono gli altri a commetterne uno. Ma ciò i globalizzatori ed i “no borders”, purtroppo, non lo capiranno mai.