Nelle ultime ore il presidente francese, Emmanuel Macron, dopo aver preso atto del dietrofront della Germania sulla bozza, confezionata proprio dal duo Angela\Emmanuel, del nuovo trattato inerente l’arrivo e la gestione dei migranti in territorio europeo, che vedeva l’Italia come deposito merci – perché, diciamocelo francamente, è questo che sono gli uomini che arrivano dall’altra sponda del mediterraneo, per questi dimòni mascherati da angioletti, sempre pronti a far la morale –, ha sbottato e iniziato a frignare come un bambino capriccioso, che ha compreso che sono terminate le caramelle.

Il summenzionato moccioso, temporaneamente di casa all’Eliseo, non ha trovato di meglio da fare, se non rendersi protagonista di sproloqui isterici, con insensati – ma sempre verdi per i cultori della globalizzazione selvaggia – riferimenti storici del tipo: “i populisti crescono come la lebbra” o, riferito ai rappresentanti locali bretoni, “ho bisogno di queste terre e di persone che conoscono la storia, perché sanno a cosa portano i nazionalismi e la loro imbecillità”; come se, per magia, si fosse tornati agli anni ’40 e le bandiere con le croci uncinate sventolassero in mezza Europa. D’altronde, quelli come lui, accusano i cosiddetti populisti di creare allarmismi per prendere consensi, ma in realtà sono loro i primi a far leva, sistematicamente, sulla paura degli spettri, sia storici che finanziari. A rispondere per le rime al presidente transalpino ci ha pensato Luigi Di Maio, che in un post gli ha ricordato, in modo più che opportuno, le azioni coattive perpetrate dall’umanitaria gendarmeria francese contro i migranti a Ventimiglia e lo ha accusato di essere solo un ipocrita.

L’incipit di questa vicenda è stato il rifiuto da parte del premier italiano Conte di partecipare ad un vertice a Bruxelles, in cui si sarebbe “discussa” un testo già preimpostato sulla gestione dei migranti. Il testo in questione, oltre a prevedere un massiccio rafforzamento delle frontiere esterne, volto a ridurre le attività dei trafficanti d’uomini, auspicava la netta riduzione dei movimenti secondari, ovvero gli spostamenti che avvengono all’interno della UE. In questo modo, si vorrebbe far restare le persone che fanno richiesta di asilo nello stesso luogo di arrivo, egro, nella stragrande maggioranza dei casi, in Italia. Da qui la rabbia ed il secco diniego alla presenza al tavolo pervenuto da Palazzo Chigi.

In seguito alla minaccia italiana di non partecipare al vertice, frau Merkel si è affrettata a contattare Conte, spiegando che si trattava soltanto di un malinteso. La bozza, dunque, pare sia stata stracciata e la discussione prevista prescinderà dal contenuto di essa.

Comunque, Francia e Germania, nel complesso, appaiono oltremodo spiazzate ed indispettite dal nuovo corso che ha preso il via nel Belpaese, abituati com’erano ad avere a che fare con “uomini sì”, sempre pronti a chinare il capo davanti ai loro feudatari. I morsi velenosi di Macron sono il segno tangibile di questa frustrazione. Oltre a ciò, tal Signore, è bene tenero a mente, è apparso nella vita politica dopo una folgorante carriera in uno dei più influenti e controversi potentati bancari del vecchio Continente, la Rothschild & Cie Banque, dunque non dovrebbe azzardarsi a dare lezioni di umanità a nessuno, tanto meno ad un paese come l’Italia che, per colpa dei propri politici, si è sobbarcata per anni, in totale solitudine – come confessato ultimamente dalla stessa Germania – la gestione dei flussi migratori.