Nella codardia che circonda il façon de vivre tipico dell’accelerazionismo politico e sociale europeo, riesce a far notizia anche la decisione dei magistrati francesi di sottoporre Marine Le Pen ad una perizia psichiatrica. La segretaria nazionale del Rassemblement National viene così messa sotto accusa dalla procura di Nanterre per “diffusione di immagini violente”, rea di aver twittato nel 2015 diverse foto delle barbarie perpetuate dallo Stato Islamico tra cui l’immagine della decapitazione del giornalista statunitense James Foley.

Non certo una decisione ponderata quella di magistrati francesi che hanno offerto così la possibilità alla Le Pen di difendersi sui pilastri della libertà democratica ed ai partiti populisti europei di rafforzare i propri rapporti politici, in vista delle elezioni europee alle porte. La deriva del perbenismo politico e giudiziario, devotamente asservito al climax discendente del capitalismo imperialista, si tramuta così in oziosa aspettativa, necessaria lotta per la sopravvivenza. L’attacco alla libertà di espressione, a quella giusta lotta democratica che abbiamo decantato con tanta compiacenza, riprende le fila di un discorso ormai vecchio, stantio, in cui è ragionevole notare solamente un po’ di insofferenza. Nella visione della giustizia democratica può essere davvero, allora, l’informazione un crimine? No, certo che no. Solo un gioco di politica, nulla più.

La dilagante lotta contro la magistratura si sta quanto mai infervorando nel palcoscenico europeo, che vede le forze della destra populista avanzare senza tentennamenti alcuni. Tuttavia, vale la pena osservare come la crisi della socialdemocrazia sia arrivata ad una fase culminante, in cui le forze politiche di “sinistra” si affidano alla retorica della giustizia e dell’anglosassone discussione intorno al politically correct. Come dicevamo, infatti, ultimi tentativi di sopravvivenza. Non è tanto nel gioco delle parti, nell’affidare ai magistrati il compito di fare politica, ma tanto più nel non riconoscersi più nell’ideale sociale e politico che si sono dimenticati provenire da tutt’altra parte. La velleità della politica di sinistra ha lasciato un vuoto di consenso, uno zoccolo duro di consenso popolare che doveva essere catalizzato, reso cosciente. In questo, l’Europa populista ha saputo confrontarsi senza mezzi termini, parlando con le persone, riuscendo a stabilire un contatto tra il popolo e la classe dirigente che mancava dalla morte di Berlinguer.

Il fervore politico che il populismo è riuscito ad accendere in mezza Europa ed oltreoceano non potrà essere fermato dalla rivendicazione di obsolete e assurde contromisure legali, e men che meno con la deflagrazione delle libertà democratiche. Ristabilire un legame, un punto di contatto, con la sola ed unica cosa per cui valga la pena di lottare: il popolo, la libertà e la giustizia sociale. L’ascesa e la conclamazione della destra sovranista è conseguenza di una lettura assidua e calibrata da parte dei leader politici odierni dell’humus sociale in cui sguazziamo ogni giorno: la conoscenza di coloro che vivono il proprio paese, la sensazione di poterlo costruire insieme. La visione contorta della democrazia e della libertà che trova spago ogni qualvolta qualcuno prova a mettersi nel mezzo, a voler rivendicare anche lui qualcosa in un panorama desolato e senza vita. È così che i seguaci della rinnegata Democrazia Cristiana sono riusciti a sopravvivere per quasi un secolo, e magari il nostro tempo concederà anche almeno la decenza di vederli sfilare con lo scudo e la croce sulle bandiere. Quantomeno per obbligo di coerenza.

Così, mentre dall’Italia arrivano i conforti del partner europeo Matteo Salvini, il partito di opposizione francese si chiude intorno al proprio leader, che si dice preoccupata per le condizioni da regime in cui il popolo francese vive e, a quanto pare, viene indagato. Messo sotto inchiesta, appunto, ma non soltanto per dei cinguettii su un social network: tuttalpiù, prendendo un esempio, riguardo a certi finanziamenti illeciti ai partiti, oppure alla irregolarità di alcuni assistenti pagati dal FN al Parlamento europeo durante il 2015.

Ma tutto questo, infondo, è solo politica.