Gabriele Muccino e Matteo Renzi uniti nella lotta. È di pochi giorni fa, infatti, la proposta dell’economista renziano Luigi Marattin che scrive su Twitter della necessità di una legge che obblighi a depositare un documento di identità chiunque voglia aprire un profilo sui social network. E poche ore prima, anche Gabriele Muccino aveva twittato:

Subito, al più presto, occorre una legge che obblighi chiunque apra un account social a registrarlo solo tramite l’invio di un documento di identità. Sapremo solo così chi si nasconde dietro la rete commettendo reati penali sotto l’impunità dell’anonimato.

Tutto ciò è davvero molto divertente e sotto diversi punti di vista. In primo luogo, è simbolico che una simile proposta venga avanzata, in entrambi i casi, proprio su un social network. Ma non formalizziamoci, poniamo che sia una coincidenza.

In secondo luogo, è spassoso constatare quali siano le priorità del vippume italiano, mentre le differenze tra politica e spettacolo sono sempre più sfumate. In un’epoca in cui anche i calciatori sono ormai iper-sensibili (un tema da esplorare in futuro) in effetti non dovremmo essere sorpresi di come delle persone dall’ego smisurato ritengano insopportabile vedere il proprio nome imbrattato dal signor Nessuno o da dei meme. E inoltre risulta sempre facile addossare a qualche fantomatica “shitstorm” i propri insuccessi (non ci si vuole qui occupare di Muccino, i cui lavori sono scomparsi dai radar da un po’ di tempo).

Ma la cosa che colpisce di più è la profonda ignoranza che permea le classi sociali più alte in Italia. Ignoranza, stupidità e nessuna lungimiranza. Laddove in America vi sono i chan, ovvero i luoghi dove sono prodotti i contenuti più creativi degli ultimi anni in una libertà ed un anonimato totali – al punto che non è nemmeno possibile dotarsi di un nickname, ma solo di un numero identificativo temporaneo e solo relativo al thread in questione – e ciò nonostante il prezzo da pagare (che consiste nella presenza massiccia di estremisti, pazzi e agenti provocatori), in Italia all’alba del 2020 si può arrivare a pensare che:

1) I troll e gli utenti aggressivi correranno a registrare il proprio documento di identità;

2) Internet non sappia trovare all’istante delle contromisure per neutralizzare questo genere di limiti (qualcuno ricorda come si cercavano le canzoni all’epoca di Napster quando già traballava? Uno scriveva R3d H0T Ch1ll1 P3pp3rs, ad esempio. E li trovava);

3) Facebook e soci lasceranno che si distrugga il loro business;

4) Sia più importante tutelare l’ego di Matteo Renzi, Gabriele Muccino e soci invece che credere nella creatività e nelle possibilità date da un ambiente libero come Internet (che, ribadiamo e non nascondiamo, ha un suo prezzo).

E queste sarebbero le élite italiane che si ritengono migliori degli “ignoranti”, e che vorrebbero imporsi come guide illuminate per un paese fra le prime 8 potenze mondiali. È sconfortante vedere come, ogni volta che la nostra classe dirigente tenta di esprimere un pensiero appena più complesso rispetto alla realtà del mondo, delle tecnologie in essere e delle sfide che esse pongono alla nostra società, si sentano solo colossali banalità (pure sbagliate).