Ogni imperatore cerca di glorificare il suo nome e le sue opere, garantendosi così un posto nella storia e nell’eternità. È quello che deve aver pensato anche Emmanuel Macron che, pur non essendo mai stato nominato tale, ci si sente senza nemmeno troppo nasconderlo fin dal suo primo giorno all’Eliseo. E, come ogni monarca illuminato che si rispetti, anche l’imperatore Macron cerca disperatamente di lasciare un segno tangibile del suo passaggio negli annali della storia.

Per farlo, Macron non si è risparmiato in nulla: ha fatto inviperire quasi metà dei francesi per le sue politiche economiche svuotatasche e draconiane, fino alla famigerata tassa sul carburante che ha fatto divampare un incendio sociale chiamato gilet jaunes, che ancora si fa tremenda fatica a spegnere; ha irrigidito i rapporti diplomatici tra la Francia e alcuni Paesi storicamente suoi alleati, Italia e USA su tutti – ricordiamo le parole al miele riservate al governo italiano in occasione del suo insediamento e le mancate scuse per gli episodi di sconfinamento a Bardonecchia da parte della gendarmerie, per citare giusto un paio di esempi; le sue politiche del lavoro hanno suscitato le furie dei sindacati che hanno letteralmente paralizzato l’intera nazione d’oltralpe con manifestazioni e scioperi tremendi.

Ma, non bastasse l’avversione con cui viene percepito ormai da una larghissima fetta dell’opinione pubblica francese, la vicenda di Nôtre-Dame ha fornito all’imperatore in pectore di Parigi l’occasione di assicurarsi un vero e proprio monumento ad eterna memoria della sua figura e del suo operato. Infatti, dopo il tragico incendio che ha devastato la cattedrale parigina, con il suo intramontabile piglio decisionista e autoritario Macron ha immediatamente indetto un concorso internazionale di architettura per restaurare ad immagine e somiglianza del monarca uno dei monumenti più rappresentativi di Parigi nel mondo.

Tra le varie idee presentate dagli architetti partecipanti, spicca, caldeggiato da Macron, il rifacimento del tetto e della guglia crollata per l’incendio con delle strutture in vetro dal taglio moderno e nient’affatto in linea con lo stile gotico che domina la facciata e che ha da sempre contraddistinto la casa di Quasimodo. Quella luce filtrante dal tetto e dalla guglia in vetro, che renderebbe Nôtre-Dame uno dei posti più luminosi di Parigi, ben rappresenterebbe l’idea di una Francia lanciata nel futuro e traino dell’Europa, a costo di rinnegare sé stessa e i suoi simboli più potenti. In questo modo sarebbe così possibile rendere Nôtre-Dame un immenso palcoscenico per la grandeur, a memoria delle glorie dell’attuale presidente, il tutto magari coronato da un quadro equestre che raffiguri Macron con una mano infilata nella giacca su di un passo alpino, a imitazione del celebre Napoleone di David. Perché l’ambizione dell’imperatore di essere ricordato come colui che ha cambiato il volto di Nôtre-Dame è di gran lunga più forte del desiderio dei parigini e di molti francesi di vedersi riportato indietro un pezzo della propria identità.

L’unica cosa che potrebbe interrompere sul più bello i piani del monarca è rappresentato da un dettaglio non da poco: in Francia l’età dei re è finita da tempo con l’epilogo che tutti noi abbiamo ben studiato sui banchi di scuola. E, date le reazioni che il popolo francese ha avuto e continua ad avere nei confronti del suo monarca, non crediamo che sia molto incline a inaugurarne una nuova fase.