La retorica progressista che reitera l’errore di non accorgersi di come sia foraggiata dal modello capitalista contemporaneo (dopo un certo limite perseverare non è diabolico, ma stupido) ha trovato un nuovo bersaglio. Di solito chi scrive non parla di progressismo, bensì dell’ideologia liberal dei diritti individuali e della società liquidadel nichilismo avaloriare. Ebbene, è lecito che i cattolici (escludendo con riserva l’ultimo pontificato) stiano dall’altra parte della “barricata”, e che ne abbiano ben donde, visti i disastri che tale cultura è riuscita a provocare all’Occidente in appena sessant’anni. Il nuovo Ministro della Famiglia pare ne sia consapevole, e in un’intervista al Corriere della Sera dichiara: “[sono] contro un modello culturale relativista. Un modello della globalizzazione fatto dai poteri finanziari che disegna un mondo dove non esistono le comunità , e quindi la famiglia che è la prima e più importante comunità della nostra società.Parole più che sagge, e se taluni avessero da ridire sull’importanza della comunità familiare potrebbero prendersela direttamente con Hegel.

Ma c’è davvero qualche cosa di serio da contrapporre a queste parole? Non più che un ostentato individualismo, anche quello truccato. “Voglio lavorare per invertire la curva della crescita [della natalità] che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema”. Chi può negare questa affermazione? Forse gli affermatori della cultura della morte perfettamente installata nel nostro nuovo paradigma culturale, o di una vaga misantropia, che a conti fatti si mescola ad essa divenendo un’unica cosa? “Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne dall’abortire. Sono Cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la Famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

L’aborto, (sempre strettamente connesso a ben vedere con le devastazioni culturali di cui sopra) è stato venduto come diritto individuale legato ai movimentismi (e alle falsità retoriche) sulla liberazione sessuale. Merita però una trattazione maggiore e financo una delicatezza, come sempre quando si tratta di carne viva. Certo però Fontana ha tutto il diritto di essere contrario, e di essere trattato con il medesimo rispetto delle femministe abortiste de “l’utero-che-è-mio-e-ci-faccio-quello-che-voglio-io”. A parere di chi scrive, anche con un po’ di rispetto in più. Infine, che “le famiglie Arcobaleno non esistono per legge in questo momento” nel nostro Paese è un dato di fatto. Si tratta del famoso Paese legale, e non di quello reale. La realtà è sempre peggiore.