Ferma al palo, la diplomazia internazionale segna il passo e si piega al rinato binomio Usa-Israele. Sembra di essere tornati agli anni della presidenza Regan e all’appoggio incondizionato di Washington a Tel Aviv. E’ infatti di quegli anni la prima defezione americana dall’organismo delle nazioni unite per la salvaguardia della cultura umana. Come allora, anche in questa occasione, il pretesto è rappresentato da quello che Trump ha definito pregiudizio anti-israeliano.

Di fatti nello scorso luglio, l’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità il centro storico di Hebron (cittadina della Cisgiordania a maggioranza palestinese ma da anni occupata dalle truppe israeliane), e cosa più importante, come patrimonio della cultura, se non islamica, certamente araba. Un fatto inaccettabile per Benjamin Netanyahu che appena saputo della decisione americana non ha perso tempo a seguire il suo più fido alleato sulla strada del conflitto con la comunità internazionale.

Una presa di posizione molto netta e che sembra voglia ricomporre degli schieramenti ben definiti. La notizia, del resto, non risulterebbe così importante se non inserita in un quadro più generale e particolareggiato. È sicuramente l’ultimo tassello di una strategia ben definita che mira alla ricostituzione di un fronte atlantico dopo le defezioni di alcune monarchie del golfo, della Turchia e a quanto sembra anche di Hamas. È, infatti di questi giorni la notizia della ritrovata vicinanza tra l’autorità palestinese e il potere di Gaza. Il tutto condito da una tensione sempre più alta con il mondo sciita in continua ascesa e la Russia sempre più protagonista della scena mondiale. Il modello delle primavere arabe si è infranto contro la resistenza e la tenacia del blocco sciita rappresentato da IranIraqSiria e Libano. Una resistenza inaspettata, possibile grazie all’interesse russo e che ha scompaginato completamente il fronte atlantico e dei suoi alleati sunniti. Si fa la conta insomma, chi è con noi? Chi contro di noi? Vedremo chi risponderà, e come, all’appello di Trump/Netanyahu. Impossibile non sperare di vedere una classe vuota, in cui i pochi studenti rimasti, non potranno fare altro che domandarsi:

Ma chi me l’ha fatto fare…