C’è stato un tempo in cui Alitalia era un vanto per il nostro Paese. Ancora oggi i nostri piloti sono fra i più bravi al mondo: è infatti un volo Alitalia ad aver battuto il record di velocità sulla tratta New York Roma, impiegando solo 6 ore e 38 minuti per portare a destinazione i passeggeri, sfruttando una condizione meteorologica molto favorevole. Negli anni ‘50 Alitalia era una delle compagnie più apprezzate a livello internazionale, famosa per i primi quadrimotori, per le sue hostess ben vestite, con le divise disegnate dalle sorelle Fontana, e i pasti caldi, che rappresentavano una novità. Negli anni ‘70 Alitalia portava in flotta il Jumbo Boeing 747, diventando la prima compagnia aerea europea a volare con una flotta “all jet. Poi gli anni ‘90, la crisi, le crisi, fino ad arrivare ad oggi come un peso per l’intera comunità, che continuano a pagare i contribuenti. Se l’Italia continua ad essere uno dei Paesi più desiderati dai turisti di tutto il pianeta, come è possibile che non si riesca a trarne un vantaggio economico sui trasporti aerei? Soprattutto considerando che il traffico passeggeri cresce ogni anno tra il 5 e il 7 %.

La storia di Meridiana, oggi Air Italy, è leggermene diversa. Fondata nel 1963 da Aga Khan e chiamata Alisarda, fin dalle origini ha una storia che non appartiene all’industria italiana. Tuttavia, questa società, divenuta nel 2017 di proprietà degli sceicchi del Qatar, ha contribuito molto allo sviluppo dell’economia sarda, specialmente della costa Smeralda, dando lavoro a migliaia di persone. È notizia di pochi giorni fa la sua messa in liquidazione, per la disperazione di migliaia di famiglie. Il governo, come spesso accade, non ne sapeva nulla. Anche quello di Air Italy si appresta a diventare un dossier lungo, dalla difficile risoluzione, e non saranno gli incontri di questi giorni a porre rimedio ad un problema che, ormai, è diventato strutturale.

Quello dei trasporti è un asset strategico che non si può pensare di affidare completamente agli investitori esteri, mentre l’Italia continua a perdere pezzi con queste politiche industriali. Gli sceicchi, i fondi speculativi americani e i grandi investitori stranieri, non portano ricchezza in Italia, la portano via. Ormai è evidente. Sfruttano, si insediano, abbassano il costo del lavoro fino a quando non arriva qualcuno, in Europa o fuori, che pone condizioni migliori. Un cuneo fiscale più conveniente magari, in una dimensione in cui il dumping fiscale degli altri Paesi non viene minimamente sanzionato. All’ennesimo fallimento, invece di portare il dibattitto sulla gestione dell’industria, si torna a parlare di costo del lavoro, di mobilità, di flessibilità in uscita, come se la colpa fosse sempre loro, di chi lavora, perché non lavora abbastanza o perché costa troppo. La verità è che le condizioni di chi lavora non possono peggiorare più di così e, comunque, non servirebbe a nulla. La procura di Civitavecchia oggi ha finito di indagare proprio sulla gestione della compagnia di bandiera, notificando il 415 bis agli indagati. Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Cosa c’entra il cuneo fiscale con questo? Tra gli indagati c’è anche Enrico Laghi, l’ex commissario di Alitalia, che oggi è stato nominato liquidatore per Air Italy. È lecito chiedersi se fosse opportuno. Il governo Conte, come altri prima, si è dimostrato, e continua a dimostrarsi, inconcludente, privo di ogni capacità di gestione delle crisi aziendali. Da Arcerlor Mittal a Whirlpool, da Alitalia a Air Italy, e oggi i sardi rischiano di non avere voli per tornare a casa o andarsene. Se questa è civiltà.