Attenzione, guardare lo smartphone durante i pasti nuoce gravemente alla salute. E no, non stiamo parlando di lievi indigestioni, ma di un vero e proprio rischio di soffocamento. Facciamo un esempio pratico, di vita reale. Se infatti ieri nell’ora di pranzo un nostro lettore avesse avuto la malaugurata idea di aprire Twitter, scorrere la home e incappare nelle poche righe scritte dal serenissimo Enrico Letta, oggi forse si ritroverebbe dimesso da poche ore dall’ospedale cittadino. Leggendo infatti il tweet incriminato non si può non incappare in gravi effetti collaterali, tra cui un profondo ed esistenziale malessere. Chi diede lezioni di storia romana durante le elementari, le medie, il liceo e l’Università al nostro ex Presidente del Consiglio, che proprio ieri scriveva: “Claudio, primo Imperatore straniero a Roma”?

Ora, un qualsiasi fruitore di questo giornale che abbia diligentemente studiato oltre la prima media può ben capire quanto sia fazioso (e quasi incriminante) definire straniero Tiberio Claudio Druso – che poi assunse il nome di Nerone-Germanico per questioni adottive. Sono infatti due i punti focali riguardo la questione: la gens di appartenenza dell’imperatore e il suo luogo di nascita.

Sulla prima non ci sono dubbi: la gens Claudia si insedia a Roma almeno 500 anni prima che egli ottenga la carica massima. Le origini, dunque, non possono essere considerate straniere. Senza contare, poi, che la stessa gens fu una delle più illustri dell’Urbe.

C’è, d’altra parte, la faccenda del luogo di nascita. Claudio nasce a Lugdunum (Lione) durante la terza campagna militare in Germania, dunque fuori dai confini italici; ma questo non fu il motivo né dell’esclusione dalla vita politica né della poca stima che Augusto ebbe nei suoi confronti. Piuttosto gli furono avverse le condizioni fisiche precarie (balbuzie, eccessiva salivazione, frequenti malattie) che, nella società romana, erano viste dal popolo come debolezza morale e sintomo di infermità mentale. Forse questo Letta non lo sa, visto che, nelle stesse righe, descrive i Romani di allora come “lungimiranti”.

Dunque di “straniera” Claudio ebbe solo la fortuna, che, invece, gli sorrise alla veneranda età di cinquant’anni quando, unico erede rimasto nel mare di sangue degli omicidi dinastici, salì al trono.

Insomma, si vuole seriamente sperare che Enrico Letta queste cose non le conosca davvero. Perché se così non fosse, ritenere straniero un cittadino romano la cui discendenza sia tale da almeno venti generazioni sarebbe giusto un po’ in contrasto con il pensiero dei partiti in cui il nostro politico ha militato per decenni; e d’altra parte non si vuole nemmeno immaginare che l’ex Premier consideri straniero un cittadino perché nato fuori dai confini italiani.

Sbrogliato il primo nodo sull’indiscutibile italianità di Claudio, arriviamo alle magiche paroline finali. Il tweet si chiude con un elogio ai romani, “bravi a integrare e prosperare”. Ebbene, non ci dilungheremo qui a spiegare in che cosa consistesse l’integrazione per i Romani e che metterla in atto ai giorni nostri significherebbe passare per imperialisti, schiavisti, dominatori, sanguinari e, perché no, fascisti al cento per cento. E soprattutto non impiegheremo un solo secondo per dire che fu proprio quel tipo di “integrazione” uno dei principali motivi della fine dell’Impero, né per sostenere che la cosiddetta “prosperità” romana consisteva nel saccheggio e nello sfinimento delle risorse provinciali per mantenere, nel lusso più sfrenato, l’aristocrazia dell’Urbe.

Noi non lo faremo, perché né il soggetto né l’argomento meritano un’ulteriore utilizzo di tempo da parte di chi, in questo delicatissimo periodo economico ma anche storico, dalla classe politica dominante pretenderebbe una giusta serietà e competenza, ma purtroppo su questo fronte c’è poco da stare sereni.