Vivendo nell’epoca di Internet e della globalizzazione tout court, molti hanno l’errata convinzione di detenere l’accesso illimitato ad ogni tipo di notizia. Spesso si sente dire che, oramai, nessun evento sfugge alle maglie della stampa. In effetti, questo, in special modo se rapportato ai tempi passati, è senz’altro vero, poiché i mezzi a disposizione ad oggi sono numericamente maggiori rispetto a prima. Fino a pochi decenni fa – concentrandosi soltanto sull’informazione dopo l’avvento della società di massa – gli unici strumenti d’informazione fruibili dal grande pubblico erano i telegiornali ed i quotidiani.

Oggigiorno è invece possibile, grazie al web, accedere a siti e pagine che vengono aggiornate in tempo reale in tutto il globo, garantendo, almeno in apparenza, un’informazione a 360 gradi, ventiquattro ore su ventiquattro. L’apparenza però, come detto, inganna. Difatti, la maggioranza delle persone vede unicamente quello che le testate giornalistiche vogliono che vedano, nelle modalità e con i contenuti che stabiliscono loro. Il grande inganno si cela proprio qui. Come spesso appare evidente, dovremmo anche soffermarci a verificare la fondatezza stessa delle notizie, fornite dalle grandi agenzie di stampa – per non parlare delle cosiddette notizie virali lanciate, in un italiano approssimativo, da improbabili pagine web, la cui veridicità potrebbe essere confutata anche da un bambino, se dotato di un minimo di senno – che seguono imperterrite le linee editoriali che vengono calate “dall’alto”, ma la macchinazione vera, come detto, bisogna ricercarla altrove. Approcciandosi con pazienza e con un poco di attenzione ai notiziari, si può constatare che le notizie che “devono” aver maggior risalto vengono propinate, senza sosta e con toni sensazionalistici, sul malcapitato fruitore, che non potrà fare a meno di ricordare e magari di riproporre la notizia, alimentando il dibattito su essa. Per ciò che concerne le notizie che per qualche ragione risulterebbero scomode, invece, queste vengono riportate in un trafiletto – sulla carta stampata –, o enunciate in pochi secondi nei tg – alla stessa velocità delle controindicazioni lette al termine delle pubblicità sul gioco d’azzardo –. Et voilà, come direbbe un famoso personaggio di Agatha Christie, svelato l’arcano sistema. I moderni censori hanno compiuto un netto salto di qualità, infatti, non è più possibile denunciare la malafede dicendo “questa notizia non è stata menzionata”, poiché, in effetti, anche se è stata fornita in maniera distorta e fulminea, è presente e rintracciabile. Tutto, dunque, sta nella risonanza mediatica che le si vuole applicare e nella speranza, il più delle volte esaudita, che l’utente si fermi ad osservare, senza porsi ulteriori domande, la “punta dell’iceberg” che testé gli è stata mostrata. Basti pensare, per fare un esempio banale, a come è stata trattata la vicenda della tensione tra Nord Corea e Stati Uniti in questi ultimi mesi. Ogni giorno le aperture dei telegiornali, in stile catastrofista, presentavano il leader coreano Kim Jong-un, come un pazzo scatenato – tattica ricorrente quando si vuole aprire la strada ad una campagna di “democratizzazione” in uno “stato canaglia” – che si divertiva a provocare la sempre integerrima e messianica potenza americana, lanciando razzi, apparentemente senza una logica. Quello che i media non dicono è che la Repubblica Popolare di Corea, durante tutta la sua storia, ha effettuato, fino al 2017, soltanto 6 test nucleari, mentre gli Stati Uniti, negli ultimi 70 anni ne hanno portati a termine ben 1032. Ma si sa, ai paladini del “mondo libero” tutto è permesso e il nucleare, se in mano loro, non potrà mai creare pericoli – per ulteriori rassicurazioni, domandare dalle parti di Hiroshima e Nagasaki – .

Quindi, per non essere vittime passive di questa “informazione” si dovrebbe, anzitutto, non prendere per oro colato tutto ciò che apprendiamo dai mezzi d’informazione, in secondo luogo è necessario combattere contro la nostra pigrizia, cercando sempre di approfondire le questioni che ci appaiono poco limpide, alimentando, in tal modo, la nostra sete di verità. Così facendo, oltre a rendere più dura la vita ai mass media, sarà più facile contrastare la divulgazione di notizie fasulle o, peggio ancora, deleterie.