La maturità non serve. Partiamo da questo postulato, su cui non si accetta replica. La maturità non serve ad una mazza, quindi evitate di angustiarvi – voi maturandi – cercando di fare bella figura davanti alla commissione con elucubrazioni blasfeme, al limite della decenza, sulle commistioni dell’estetica d’annunziana nei manga giapponesi di fine anni duemila. La maturità è inutile, perché vi rideranno in faccia. La maturità è inutile, perché non verrete apprezzati. I complimenti non arriveranno e la causa non sarà la scarsa motivazione o la superficialità dei vostri docenti: non verrete apprezzati per il semplice fatto che, ai vostri professori, non frega nulla dei manga giapponesi, delle vostre elucubrazioni e, soprattutto, non frega nulla di voialtri.

Come biasimarli? Signori miei, i vostri professori hanno ragione, ragione su tutto il fronte. E non parlo di questioni economiche. Anche, ovviamente, di questioni economiche. La passione è importante nell’insegnamento, ma se non viene rivitalizzata da uno stipendio adeguato, scemerà nell’arco di cinque o dieci anni. Ma non è questo il punto. La maturità è inutile perché sono i vostri professori a reputarvi inutili. E i professori hanno ragione a reputarvi inutili perché la gran parte di voi, in sostanza, è veramente di un’inutilità sconcertante. Chiudo il sillogismo: siete di un’inutilità sconcertante se vi rivelate degli zombie narcolettici, disposti a farvi fagocitare – anima e corpo – dalle fantomatiche “richieste del mercato del lavoro”. Non mi credete?

Ebbene, l’assist involontario – che conferma il postulato – ci viene fornito dal Sole24Ore, che in apertura dedica ben due pagine di approfondimento sulle scelte universitarie e sulle facoltà più in voga al momento. Il titolo è chiarissimo,

Caccia alle lauree più vicine al lavoro.

Insomma, tutti medici, tutti ingegneri, tutti economisti, tutti giuristi. It’s a wonderful world, cantava qualcuno, Fuck this world, cantava qualcun altro. Aveva ragione quel folgorato genio schizofrenico di Carmelo Bene: siete degli zombie. Ve lo si legge in faccia, avete la pelle cadente, i denti grigi e marci, gli occhi assenti con pupille che sembrano disegnate con il pennarello Uniposca e, cosa ben più importante, correte e vi agitate solo per il gusto di deambulare, solo perché vostra madre vi ha intorpidito i neuroni ribadendovi fino allo sfinimento che la sicurezza economica è tutto.

Precisiamo una cosa. Ogni mestiere o specializzazione, di quelle elencate in precedenza, è essenziale per la nostra esistenza. Se non ci fossero i medici nessuno potrebbe rimetterci in sesto per tornare a lavorare fino a quella fantomatica pensione che, cari miei non ci nascondiamo, probabilmente non vedremo mai. Ringraziamo quindi i medici. Non ci fossero gli ingegneri – chessò, edili – non ci sarebbero gli appartamenti in cui ci narcotizziamo nelle poche ore libere di cui disponiamo durante la settimana e non ci sarebbero i ponti e le strade da percorrere rapidamente per risparmiare tempo – perché si sa, il tempo è denaro e il denaro è la tomba dello spirito. Ringraziamo, per favore, anche gli ingegneri. Senza gli economisti non ci sarebbe nessuno a consigliarci dove riporre i nostri risparmi di una vita, risparmi che passeranno ai nostri eredi per permettergli la conduzione di una vita dignitosa, i quali a loro volta li passeranno ai loro figli per non farli finire sotto i ponti, che poi li passeranno ai figli, dei figli, dei figli, dei figliastri dei figli, fino alla sacrosanta estinzione del genere umano causata da un inverno nucleare. Ringraziamo quindi gli economisti, i più utili tra gli (in)utili.

Non vi sentite un po’ vuoti? Certo che vi sentite vuoti, siete degli zombie! Costruite ponti, investite denaro, difendete gente in tribunale, mangiate i cervelli. E se ancora non lo fate, tra poco inizierete. Entrerete in quel magico vortice a spirale – in buona sostanza, un abisso in piena regola – da cui non vi libererete mai. L’alternativa è, ammesso che esista un’alternativa, riscattare la vostra consapevolezza attraverso lo studio di un rinnovato umanesimo. Non un umanesimo scientifico, alla Olivetti, ma un umanesimo che sia solo umanistico. Partiamo dalla semplicità, accantoniamo il fattore tecnico per una volta.

Le false speranze, va detto, non giovano a nessuno. Chiariamoci: in un modo o in un altro nel circolo vizioso del mondo del lavoro dovrete entrarci, che sia dalla porta principale o dalla porta dello scantinato poco importa. Ciò che conta, è che vi concediate la possibilità di accendere una fiamma che, se non divampa ora, non si alimenterà mai più. Perché è vero, abbiamo bisogno di medici, di ingegneri, di economisti, di funzionari, ma che siano consapevoli dell’Esistente e dell’esistenza. Altrimenti tutto si riduce ad un’immagine: seduto davanti ad una commissione di zombie, uno studente – io, tu, voi, chiunque – prova a dare sfogo alla propria creatività senza alcun successo. Signore e Signori, eccola consumarsi la zombificazione del Logos e della creatività, in tutta la sua netta brutalità.

Ribellatevi, dunque. Non siate zombie, ma sopravvissuti, in un mondo che vi vuole morti, più morti che mai. Siate uomini inutili, prima ancora che utili zombie.