Non vi siete un po’ rotti le scatole del solito Saviano, che puntuale, ad ogni occasione utile, si sollazza agitando il dito da maestrino? Ecco che, subito, il nostro paladino della giustizia, con il nuovo look da radicalizzato, inveisce contro ogni battito di ciglia del governo, di Matteo Salvini e di Luigi di Maio, uno pagliaccio, l’altro paraculo.

Il ritornello è sempre lo stesso, stantio, ormai privo di qualsiasi credibilità: i poveri cristi in mare, vittima della campagna elettorale, di un paese razzista, bla bla bla… Però poi si tace sulle bombe in Yemen, sulle donne che non possono andare allo stadio in Arabia Saudita, sulle vittime del radicalismo in Marocco, sui terremotati italiani. Invita, anzi, a non rispettare delle leggi, a suo avviso umanamente e civilmente ingiuste, elevando ad eroi il sindaco di Riace, o l’immortale Leoluca Orlando. Quel Mimmo Lucano, incriminato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo stesso Orlando che inveiva contro i giudici Falcone e Borsellino, e che oggi voltano le spalle ai propri cittadini, ma sono pronti ad andare contro la legge per difendere le mafie dei traffici di esseri umani, che fanno le vere carneficine in mare, o che schiavizzano povere donne sulle strade, per pochi euro.

Tranquillo, pasciuto e protetto da forze dell’ordine pagate con le tasse di quegli stessi cittadini che non arrivano a fine mese, pontifica sul soccorso in mare. È evidente che il Nostro non sia spinto da coscienza civile, dal rispetto delle istituzioni di uno Stato che continua a tutelarlo dalla mafia, nonostante sia stato lui a violare la deontologia professionale e la legge. Come possiamo, noi, credere nella buona fede di quella gauche caviar che Saviano rappresenta, indignata su una presunta violazione delle libertà di una Costituzione che una certa politica, che lui rappresenta, ha calpestato e dimenticato?

In questo preciso periodo storico, a causa delle manifestazioni di finta indignazione di questi sinistri figuri, la sinistra libdem italiana esterna con orgoglio un sentimento anti-italiano: sarebbero disposti a svendere la propria sovranità pur di avere ragione su un sistema Paese al collasso. Ecco che il globalismo à la Saviano&co. esterna il tradimento della classe dirigente italiana, nei confronti del proprio popolo: intorno al destino di 49 persone ruota la menzogna di una politica che non vuole occuparsi dei cittadini, e questo lo si vede nel protagonismo degli amministratori locali, che si stracciano le vesti su temi di competenza centrale, mentre abbandonano le periferie delle proprie città alla delinquenza, sommerse dai rifiuti e soggiogate dalla corruzione.

Quella che manca, oggi, è l’onestà intellettuale di guardare criticamente alle priorità del Paese, e la volontà di difendere un interesse nazionale cui questi grandi pensatori italiani rinunciano costantemente. E Saviano, come al solito, sguazza in queste pozze di putrida retorica buonista, nascondendo vergognosamente le sofferenze del Paese reale.