Che palazzo Koch sia diventato un’istituzione aliena alla nazione italiana è cosa risaputa. Senza scomodare la storia degli ultimi trent’anni, che dal divorzio con il tesoro, passando per la balcanizzazione del consiglio di amministrazione, arriva a raccontarci l’inconsistenza di Banca d’Italia all’interno dell’Euro sistema, basta leggere le ultime dichiarazioni del governatore Ignazio Visco per rendersi conto di come l’istituto di via Nazionale abbia abdicato al suo ruolo super partes. In questo momento così delicato, dove il governo italiano sta trattando con la commissione europea la bontà della nuova manovra economica, che al netto della nuvolaglia che la circonda rimane una ricetta ancora da sperimentare a dispetto delle precedenti, dichiarazioni come quelle di Visco non lasciano spazio all’immaginazione; Banca d’Italia se non è contro il governo, è sicuramente molto vicina a Bruxelless:

Mettere in comune la sovranità è l’unico modo per preservarla

Questa la frase incriminata Visco, che insieme al proseguo del suo discorso, lascia intendere la scelta di campo fatta. Il governatore di Bd’I continua, infatti:

Il periodo è difficile non solo per l’Italia, ma a livello globale. Progresso e globalizzazione offrono grandi opportunità ma presentano rischi per lavoro, redistribuzione di ricchezza e coesione sociale

L’ennesima contraddizione in termini di quel folle mondo che pretende di gestire economie nazionali diversissime tra di loro con un assioma unico: il pareggio di bilancio e la contrazione della spesa pubblica, in una sola parola, austerità. Eppure il nostro recente passato economico grida vendetta. La contrazione del mercato interno derivante dalla perdita di potere d’acquisto degli stipendi, i problemi con le esportazioni rese difficili dal cambio fisso e per niente vantaggioso dell’euro, l’atavica ed endemica disoccupazione del mezzogiorno peggiorata dal fenomeno della delocalizzazione industriale e dalla concorrenza dei prodotti agroalimentari non comunitari, pretendono investimenti statali epocali.

Che la manovra del governo italiano non sia la risoluzione a tutti i problemi della nazione è sicuro, allo stesso modo però, non è il “protezionismo che favorisce solo alcuni a spese di altri” come vorrebbe farci credere il governatore Visco. Anzi, potrebbe essere un sostanziale cambio di tendenza se corredato negli anni da tutti quegli accorgimenti economici e infrastrutturali di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Sarebbe bello, caro governatore Visco, vedere la Banca d’Italia affianco al governo suo omonimo per dare risposte concrete al popolo produttore e alle fasce più deboli della nazione, affinché, finalmente, si favoriscano i più a dispetto dei pochi.