Di sicuro Annegret Kramp-Karrenbauer – dal dicembre 2018 leader della Cdu tedesca e erede designata di Angela Merkel – non pare politicamente colta, fine, sensibile e preparata come lo sono stati suoi illustri predecessori, che hanno fatto della Germania l’attuale potenza economica mondiale. Ciò, almeno, stando alle parole rilasciate a Repubblica, nella sua prima intervista italiana, dalla quale traspare un certo pressappochismo nelle analisi degli argomenti trattati, che non si addice ad un personaggio che occupa una posizione così importante nello scacchiere mondiale.

I passaggi sulla situazione italiana, che naturalmente è sempre «difficile da comprendere» per i tedeschi, confermano queste impressioni. Frau Kramp-Karrenbauer ragiona in primo luogo per frasi fatte – con un fondo di verità, beninteso – che senza il dovuto approfondimento rischiano d’essere nient’altro che chiacchiere da bar. Tra queste la preoccupazione per l’anti-europeismo in crescita, oppure quella per i legami in via di rafforzamento dell’Italia con Russia e Cina; questioni che andrebbero argomentate, affiancate da un’antitesi, elaborate in una sintesi. Spiegare perché l’America di Trump, che se la intende con la sempre più sanguinaria Arabia Saudita, debba essere considerato un alleato più affidabile delle sopracitate Cina e Russia.

Ma ciò che lascia maggiormente perplessi – ma, diciamolo pure, francamente incazzati – delle parole della Kramp-Karrenbauer, è la volontà che la Germania mantenga il ruolo che si è auto-assegnata in questi anni con grande rassegnazione del popolo, ma soprattutto della classe dirigente italiana. Cioè quello di badante del Bel Paese. O, meglio, baby sitter. In tutte le situazioni, in tutti i momenti. Parole chiare: «Gli sviluppi in Italia ci costringono e costringono la Germania ad essere molto vigili. Anche se alla fine sono i cittadini che decidono». Meno male, si dirà. Ci mancherebbe altro. «E dobbiamo accettarlo, finché è chiaro che ci sono elezioni democratiche. E su questo non ci sono dubbi, finora (sic!)».

Proprio così. Kramp-Karrenbauer, capo del più grande partito della più grande potenza europea crede, fondamentalmente, che il popolo italiano non sia in grado di scegliersi i governanti. E che, magari, il pensierino di metterci qualche correttivo a questo dannato suffragio universale – che evidentemente a chi detiene il potere, a volte, dà proprio fastidio – non sia poi così remoto. Loro hanno la ricetta perfetta, noi dobbiamo seguirla smettendola di fare i soliti indisciplinati che sforano parametri e sperperano denaro.

Purtroppo, in questa fase storica, l’Italia si ritrova a non avere un ministro degli Esteri e un presidente del Consiglio legittimati dal proprio governo a invertire questa tendenza della nazione ad essere succube dei tedeschi e ad affermare con forza il proprio ruolo nelle dinamiche geopolitiche ed economiche mondiali. Con altri due leader di partito impegnati sempre e solo in campagna elettorale, una perdita di tempo ed energia colossale. Per tutti.

Kramp-Karrenbauer deve essere smentita, sbugiardata con la forza delle argomentazioni; perché un leader europeo non può parlare di «mantenimento del nostro benessere» quando si riferisce alla policy dell’Ue senza mai sfiorare le problematiche sociali, la povertà, gli ultimi; un futuro statista non può volgarmente definire il nostro governo frutto di «un’insolita alleanza di governo fra populisti di destra e di sinistra»; perché la soluzione per superare l’accordo di Dublino sui migranti non può essere semplicemente «dare più soldi ai Paesi che sono ai confini dell’Ue perché facciano i conti con i flussi».

È opportuno essere consapevoli che, anche in un contesto così rassicurante come quello europeo, non bisogna mai smettere di lottare per preservare i principi democratici, di sovranità, di auto-determinazione. Con garbo, certamente, senza isterismi, ma con costanza.