Il caso Weinstein è sicuramente uno degli scandali sessuali più discussi e controversi degli ultimi anni. Inizialmente ristretto ad Hollywood e al noto produttore cinematografico, ha poi dato luogo ad una sorta di network globale di denuncia e protesta nei confronti del presunto maschilismo aggressivo e misogino che dominerebbe gli ambienti dello spettacolo e dell’intrattenimento dei paesi occidentali, toccando in maniera rilevante anche l’Italia. Centinaia le attrici, le politiche e altre figure femminili di una certa caratura che si sono unite in coro a gridare virtualmente #metoo, per dire “sono stata vittima anche io”, ed i maschi beta che hanno risposto #itwasme, per dire “io sapevo/ho visto, ma non ho fatto niente”.

Tanti coloro che sono stati accusati di aver approfittato sessualmente di attrici esordienti, in carriera o provinanti, denunce riguardanti violenze avvenute ieri, un mese, un anno o vent’anni fa. Nessuno è rimasto immune: Dustin Hoffman, Brett Ratner, Kevin Spacey, i fratelli Affleck.

Lungi dall’essersi esaurito, il caso Weinstein continua a tenere banco ad Hollywood e in questi giorni si è infiammato per via delle accuse lanciate dalla nota attrice Uma Thurman. La Thurman, in un’intervista concessa al New York Times ha prima accusato Quentin Tarantino di averla costretta a filmare una pericolosa scena d’azione in Kill Bill – Volume II senza potersi avvalere di una controfigura e di averla strangolata per rendere più credibile una scena, aggiungendo infine di essere stata anche lei aggredita sessualmente da Weinstein (che vuoi o non vuoi, ci azzecca sempre se sei in cerca di notorietà ultimamente).

Due settimane dopo le riprese della scena in questione, i legali dell’attrice avrebbero contattato la Miramax per metterla a conoscenza della possibilità di una citazione a giudizio per quanto accaduto, facendo poi marcia indietro. Tarantino sinora non ha risposto alla denuncia della Thurman, forse impaurito o più probabilmente indifferente.

Del resto il noto regista è abituato alle accuse: anni fa fu accusato da Spike Lee di abusare della parola “negro” nei suoi film e il titolo di razzista cadde solo per l’intervento in sua difesa di attori afroamericani come Samuel Jackson.

Tarantino è uno dei tanti nomi di Hollywood ad essere stato toccato dallo scandalo Weinstein e dalla pioggia di denunce per maschilismo, misoginia e violenze sessuali seguita nell’immediato. Famoso per l’affilatezza della sua lingua e per la sua sincera sfacciataggine, ha ammesso di aver sentito dicerie riguardanti gli atteggiamenti del produttore cinematografico già a partire dagli anni ’90 e di essersi confrontato personalmente con lui per difendere la sua fidanzata dell’epoca, Mira Sorvino, anch’essa vittima di una brutta esperienza.

Le dichiarazioni della Thurman hanno aperto uno scandalo nello scandalo e altre attrici hanno prontamente preso le sue parti, inveendo virtualmente contro il regista. Asia Argento ha scritto su Twitter “uno stupratore seriale ed un quasi assassino, che accoppiata!”. Ma sono intervenute anche Jessica Chastain e Judd Apatow (per ora), sia per criticare la sanguinolenza e la violenza nei film del regista che per denunciare l’atteggiamento avuto durante lo scandalo Weinstein, ritenuto troppo morbido.

L’unico a rispondere alle accuse dell’attrice è stato proprio Weinstein, dichiaratosi pronto a querelarla e spaesato dalla denuncia di una presunta aggressione avvenuta 25 anni fa e sinora rimasta inspiegabilmente avvolta dal silenzio.

Quello che inizialmente sembrava configurarsi come un gigantesco scandalo capace di scuotere le fondamenta di Hollywood si è rivelato per quel che è realmente: una caccia all’uomo (letteralmente) degna della paura rossa dell’epoca maccartista, dove ognuno è libero di avanzare accuse pesantissime, spesso non provate, ricevendo l’apprezzamento di un’opinione pubblica messa in coma farmacologico dal bombardamento mediatico di un’industria, quella dell’intrattenimento, veicolante a ritmo serrato il pensiero unico del mondo liberal.

La Thurman parla, la Argento approva e Tarantino tace, insieme al buon senso, forse perchè riso e parole abbondano sulla bocca degli stolti.