Riteniamo, con un certo grado di sicurezza, che Rete 4 sia finalmente arrivata anche in Arabia Saudita e che il governo saudita vada matto per l’emittente di proprietà dell’immortale Cavaliere Silvio. Sarà una questione legata al potenziamento dei ripetitori? O alla scoperta dello streaming OnDemand di Mediaset? Chi lo sa. Ciò che è assolutamente certo è l’interesse manifestato dai componenti di spicco dell’aristocrazia saudita per i telefilm di Bud Spencer e Terence Hill, passione dalla quale sono senz’altro scaturite le nuove dichiarazioni rilasciate da Riyad in merito alla morte di Jamal Khashoggi: il giornalista – che ricordiamo essere stato un influente critico del principe Mohammed bin Salman – sarebbe morto a seguito di un fist-fight, in sostanza una scazzottata, avvenuta all’interno dell’ambasciata saudita in Turchia e ad opera degli stessi operatori governativi sauditi. Il che di per sé potrebbe suonare, alle orecchie di un fruitore poco informato, come una giustificazione forse un po’ idiota. Eppure va apprezzato lo sforzo, – o meglio – il tentativo saudita di offrirci una spiegazione che sia plausibile, ma allo stesso tempo simpatica. E la scazzottata stile commedia italiana anni ’80, per giustificare la morte di uno dei più grandi oppositori politici della monarchia assoluta di Riyad, è certamente una spiegazione simpatica, ma soprattutto plausibilissima.

Che poi vogliamo anche credere nella buona fede del Principe. Bin Salman è un buon Principe, non vorrà mai farci fessi tutti quanti! Sicuramente Khashoggi se la sarà cercata, sarà morto cadendo dalle scale, magari si sarà presentato in ambasciata in un evidente stato di denutrizione, magari spacciava e di secondo nome faceva anche “Stefano Cucchi”. Tutti uguali questi personaggi. Il Principe si sarà quindi sentito in dovere di proteggere l’istituzione che egli stesso rappresenta dalle invettive internazionali e, tra un Chi trova un amico trova un tesoro e un Porgi l’altra guancia, ha elaborato la scusa del secolo.

Peccato che poi, in seconda serata quella stessa notte, Rete 4 abbia trasmesso il primo capitolo di Mission Impossible. A quel punto il Principe è divenuto incontenibile, ha iniziato a starnazzare affermazioni senza senso di complotti e di spionaggio. Alla fine, l’ultima considerazione: non solo Khashoggi è morto per un ceffone troppo forte, ma quelli che glielo hanno impartito – ovvero i funzionari sauditi interni all’ambasciata – sarebbero in realtà dei traditori che hanno montato ad arte la morte di Khashoggi per far infine ricadere la colpa su sua santità il Principe. La conclusione della storia potete immaginarla: una bella purga in stile staliniano, e chi s’è visto s’è visto.

In tutto ciò, anche il Presidente Donald Trump si è sbottonato attorno alla vicenda, affermando che il fatto in sé rimane gravissimo – e ci mancherebbe pure – ma che le spiegazioni presentate dall’Arabia Saudita risultano più che credibili. Ed è qui che, mio caro Donald, ti dobbiamo cogliere in fallo. Il Principe, pur essendo enormemente creativo, ha tralasciato un piccolo dettaglio che – purtroppo dobbiamo dirlo – invalida tutto il castello di carta e rende dunque improbabile la veridicità di quanto affermato: nei film di Bud Spencer e di Terence Hill, per una scazzottata, non è mai morto nessuno.