Chi di terrorismo ferisce di terrorismo perisce. Così gli Stati Uniti d’America, che hanno sempre usato la scusa della lotta al terrorismo per espandere i loro domini nel mondo, si trovano ad essere accusati davanti alla comunità internazionale proprio di tale crimine. Lo ha annunciato il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, in un’intervista con il network libanese al-Mayadeen: “Mr. Trump è attualmente accusato di terrorismo economico contro il popolo dell’Iran, e di sponsorizzare il terrorismo culturale, poiché ha minacciato di colpire i nostri siti archeologici. Inoltre, è accusato di terrorismo di Stato. La Repubblica Islamica dell’Iran darà inizio ad un procedimento penale contro Trump con queste tre accuse. Attualmente, Mr. Trump è riconosciuto per aver commesso questi tre grandi peccati e questi tre crimini davanti all’opinione pubblica mondiale.” In passato, il Governo di Teheran aveva già accusato il Presidente americano di vendere armi ai terroristi tramite l’Arabia Saudita, allo scopo di dare nuova linfa alla destabilizzazione del Medio Oriente per favorire gli alleati nella regione. Inoltre, l’omicidio del Generale iraniano Soleimani ad opera del Presidente Trump ha acuito le tensioni tra i due Paesi, e tra gli Stati Uniti e l’Iraq, dove l’assassinio è stato commesso in occasione di una visita ufficiale del Generale. 

Contestualmente, l’Iran ha manifestato l’intenzione di volersi ritirare dall’accordo sul nucleare, firmato nel 2015 con Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, annunciando di voler superare i limiti sull’arricchimento dell’uranio posti dall’intesa. Ma i primi a venir meno ai patti in maniera unilaterale sono stati proprio gli USA che, nel 2018, hanno anche scatenato una nuova ondata di sanzioni contro la Repubblica Islamica. È questo che ha dato il via al rapporto di causa effetto per cui l’Iran ha iniziato a distanziarsi dall’accordo. Intanto, i tre firmatari europei, pur tentando la strada della diplomazia per evitare ulteriori escalation, hanno formalmente avviato il “meccanismo di disputa”, articolo 36 dell’accordo, accusando l’Iran di violazioni. Ciò potrebbe, potenzialmente, portare ad ulteriori sanzioni contro Teheran. Sembra comunque, secondo quanto dichiarato dal vice Ministro degli Esteri iraniano, che la recente misura adottata dai tre Paesi sia finalizzata solo alla risoluzione delle controversie, e che non abbia nulla a che fare con un ripristino di sanzioni da parte delle Nazioni Unite. Infatti, tale conseguenza fa riferimento all’articolo 37.

Regno Unito, Francia e Germania hanno invocato la disputa sostenendo che l’Iran non rispetta i suoi obblighi, ma non hanno battuto ciglio quando gli Stati Uniti si sono tirati indietro, usando le pesanti sanzioni economiche come armi, per poi incoraggiare una crisi interna alla Repubblica Islamica. “Ho un messaggio per il popolo iraniano: Gli Stati Uniti vi ascoltano. Gli Stati Uniti vi supportano. Gli Stati Uniti sono con voi” ha dichiarato recentemente il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, riferendosi proprio ad alcune manifestazioni antigovernative che hanno avuto luogo nel Paese. “Timeo danaos et dona ferentes” (temo i greci anche quando recano doni, Eneide II, 49): attenti alla mano americana.