In un’intervista recentemente rilasciata su Byoblu il Professor Carlo Cottarelli ha spaziato dall’esperienza a Washington fino all’FMI, offrendo chiarimenti sul suo ruolo riguardo le vicende greche, e riflettendo sull’operato di Monti e di Draghi, per poi dare un giudizio sul tema della globalizzazione. Ma è importante, per tutti coloro che vogliano partecipare al dibattito economico, prendere in considerazione due punti in particolare.

Il primo riguarda una riflessione sul perché l’enorme liquidità creata dalle Banche Centrali non abbia generato inflazione ma, al contrario, una situazione di quasi stagnazione. Al netto delle considerazioni del Professore su cosa l’economia possa fare o meno, e tenendo ben presente la necessità di non essere dogmatici, lasciando agli automatismi le risoluzioni delle crisi, Cottarelli individua la causa nella regolamentazione bancaria, che ha svolto la funzione di contrappeso al quantitative easing (ovvero, alla stampa di moneta). In sostanza, mentre le Banche Centrali “premevano sull’acceleratore”, aumentando la massa monetaria con strumenti espansivi, dall’altro lato “tiravano il freno”, mediante normative sempre più stringenti per quanto riguarda i requisiti di capitale. In altre parole, se da un lato l’accesso al credito è stato facilitato da tassi bassi e addirittura negativi, dall’altro la regolamentazione (creata per evitare situazioni come quella del 2008-2009) ha fatto sì che tali masse monetarie restassero in gran parte parcheggiate nei bilanci delle Banche stesse. Questa spiegazione sarebbe da affiancare alla quantità di denaro che trova “sfogo” nella speculazione di borsa, senza mai arrivare all’economia reale, e trova il suo fondamento nella necessità di avere un sistema finanziario stabile prima ancora che redditizio. Le instabilità finanziarie si tramutano in instabilità sociali, pertanto il diavolo, in questo caso, si nasconde nel perseguire obiettivi di stabilità permettendo alle banche un periodo di transizione per ricapitalizzarsi. Inoltre, la classe dirigente che ha causato la situazione di squilibrio e gli impatti successivi non è stata rimossa, e non è stata fatta giustizia. Cosa ne sarà, nel lungo periodo, di una società dove si permette a persone come minimo irresponsabili di arrivare al potere? Cosa succede, in termini di moral hazard, ad una classe dirigente che si sente impunita ed impunibile? Quando si parla di proprietà privata, bisognerebbe ricordare che una violazione di tale diritto non riguarda solo i patrimoni dei miliardari, ma anche le buste paga dei cittadini meno abbienti.

Il secondo riguarda il ruolo della BCE come prestatore di ultima istanza. Viene infatti contestato a Cottarelli (che, in ogni caso, non è un rappresentate delle istituzioni europee) che la BCE non ha, nel suo mandato, questo compito, a differenza delle altre Banche Centrali del mondo. Eppure, risponde Cottarelli, di fatto, questo è avvenuto: sono anni che la BCE (sensatamente, secondo il Professore) agisce in questo modo. Gli aiuti economici ai governi sarebbero, infatti, subordinati allo svolgimento di “compiti a casa” per evitare che gli Stati diventino buchi neri e per scoraggiare i disincentivi. In questa argomentazione, apparentemente di buon senso, si apre però la voragine della discrezionalità politica. La scienza economica non è esatta, e la decisione circa i “compiti a casa” è meno banale di quello che potrebbe sembrare. È legittimo che, in un sistema democratico, decisioni del genere (siano anche le migliori possibili) vengano prese da organi tecnocratici? Inoltre, chi garantisce che una simile concentrazione di potere e una simile discrezionalità non arrivi a condizionare, “in stato di necessità”, le scelte dei governi su questioni politiche? È opportuno permettere tutto ciò?