Le infrastrutture italiane sono nel caos. Mentre sui grandi media si parla solo di Tav, l’allarme trasporti in Italia sta raggiungendo dimensioni allarmanti. Sono 1425 i cavalcavia che oggi in Italia non hanno un gestore e a lanciare l’allarme è Milena Gabanelli con il suo Dataroom. L’informazione era rimasta riservata in un primo momento, troppo calda la tragedia del Ponte Morandi con le sue 43 vittime. Meglio aspettare, ancora una volta.

A dare i numeri dell’emergenza è stato l’ingegner Simoncini, che incaricato nel 2017 dall’ex amministratore delegato Armani, compie un censimento delle strade gestite da Anas. Nel frattempo, nel 2018 Anas si rivoluziona, Armani si dimette e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli, dichiara che l’unione tra FS e Anas non arriverà a fine anno. Il 19 dicembre arriva sul tavolo del MIT una lettera da parte di Anas in cui si rendono noti i dati del censimento: su 27.000 km di autostrade gestite da Anas, ci sono 2994 viadotti che le attraversano. Di questi, 1425 non si sa a chi appartengano e chi li debba gestire. I numeri sono inquietanti. Solo in Abruzzo ci sono 110 cavalcavia, per ognuno di questi non si sa chi debba farne la manutenzione, il risultato è ovvio: non se ne occupa nessuno. Questo avviene in tutta Italia, in Campania e Calabria i numeri sono da record. La metà di questi ponti, inoltre, avrebbe più di 40 anni e un quarto di questi più di mezzo secolo. Armani prima di abbandonare la nave che affonda, sgancia una bomba, lanciando una serie di interrogativi. Quali misure bisogna prendere in merito ai trasporti eccezionali? Ogni Tir che passa su ponti di cui non si conosce lo stato di conservazione rischia di crollare. Anas chiede al Ministero di fornire precisi indirizzi relativamente alle azioni da intraprendere. Si intende anche che qualsiasi azione verrà intrapresa, necessiterà di un finanziamento. In parole povere, Anas non sa dove mettere le mani e neanche da dove prendere i soldi. La risposta del Ministero arrival’8 gennaio e si limita sostanzialmente ad accusare Anas di aver lasciato che si arrivasse a questo punto. «Si proceda intanto con la sorveglianza delle opere da identificare – scrive il direttore generale Antonio Parente – tuttavia la gravità della situazione emersa sottende possibili profili di irregolarità». Il dg del MIT infine dichiara che convocherà un tavolo tecnico per il quale però a distanza di un mese ancora non è stata fissata una data.

Scongiurare il disastro è il minimo che si possa fare, ma in questi anni di incidenti che sono costati decine di vittime e milioni di danni, hanno prodotto solo rimbalzi di accuse e di responsabilità. Ne scrivevamo due anni fa, da autostrade per l’Italia, ad Anas, passando per i Comuni e le Regioni, arrivando al Ministero. La colpa è sempre di qualcun altro e la prevenzione della tragedia ad oggi sembra un miraggio. Le infrastrutture italiane cadono letteralmente a pezzi e non c’è vincolo di bilancio che tenga o debba tenere se a rimetterci è la vita degli italiani. I ponti vanno sistemati, le persone hanno bisogno di muoversi in sicurezza, ed è il minimo che si possa pretendere in uno stato civile. Che si riempiano i salotti dei talk show con i parenti delle vittime del ponte morandi, che si smetta di discutere di Tav o di migranti. È giunta l’ora che anche i grossi media facciamo il loro, così che il dibattito politico verta su argomenti veramente emergenziali.

A novembre 2018 Armani è stato mandato a casa, e dal 21 dicembre al timone c’è l’ingegner Massimo Simoncini. «Nasce la nuova Anas, basta sprechi e poltronifici», aveva dichiarato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Simoncini, in Anas da 20 anni, era proprio il dirigente responsabile di ponti, viadotti e gallerie. Conosce perfettamente la lista degli «anonimi» poiché coinvolto nel censimento. Sugli slogan siamo tutti d’accordo, adesso però, è l’ora di agire.