Per la prima volta, nella storia del Regno dei Sa’ud, a Riad ha avuto luogo il primo concerto in stile occidentale. Protagonisti dell’evento sono stati Enrique Iglesias, David Guetta ed i Black Eyed Peas, che si sono esibiti, per volere del “magnanimo”, nonché “innovatore” principe ereditario, Mohammed Bin Salman, in occasione di una gara di Formula E.

Alcuni media nostrani, prevedibilmente, hanno colto la palla al balzo per tessere le lodi dell’iniziativa, intravedendo dietro di essa l’ennesima chiara volontà di apertura e modernizzazione da parte della nuova classe dirigente del Paese. Le immagini pervenute hanno mostrato una immensa folla festante che si muoveva in un’arena inondata da luci variopinte. Per assistere allo spettacolo il pubblico è arrivato addirittura a pagare una somma equivalente a 300€.

Giova ricordare che i reali della Nazione in questione sono tra i più sanguinari al mondo, sia in politica estera che verso il loro stesso popolo. Le repressioni e l’eliminazione dei dissidenti in Arabia Saudita, difatti, sono all’ordine del giorno e le norme che regolano la quotidianità sono estremamente rigide e limitanti, soprattutto se si parla di donne. Concentrandosi sulla politica estera, inoltre, la situazione è ancor più oscura. Infatti, sin dalla loro ascesa al potere, i Sa’ud hanno legato indissolubilmente il loro nome a Muhammad ibn ‛Abd al-Wahhab, padre della rinomata corrente integralista wahhabita. Nel nome di questa nefasta ideologia, negli ultimi anni, hanno appoggiato e finanziato Daesh, con l’obiettivo di destabilizzare la già delicata situazione mediorientale cercando di sbarazzarsi della Siria laica del “crudele dittatore” Assad, difesa, tra le altre, dall’Iran, altra nazione considerata, arbitrariamente, “canaglia” dall’occidente. Da ultimo, sempre rimanendo ai giorni nostri, è necessario rammentare gli atroci crimini di cui i sauditi si stanno macchiando con la loro aggressione allo Yemen – anch’essa colpevolmente dimenticata dai media.

Tornando all’evento di sabato, a nulla sono serviti gli appelli, pervenuti agli artisti da alcune associazioni umanitarie, a non prendere parte al concerto proprio per rispetto verso le vittime della repressione perpetrata da Riad. I crimini, quando si tratta dei nostri alleati sauditi, scivolano inesorabilmente in secondo piano per lasciare spazio allo stupore e al giubilo per un concerto “alla occidentale” – per altro con musica a dir poco scadente -. Del resto, come sottolineato nel servizio di un telegiornale, i petrodollari sauditi piacciono davvero a tutti ed è impossibile resistergli: che siano sporchi di sangue sembra non importare proprio a nessuno.