La Germania è virtuosa, si sa. E per questo l’Italia dovrebbe seguire il suo nobile esempio nel trattamento dei rifugiati: «Profughi, la lezione tedesca», titola La Repubblica del 15 giugno. Un’esperienza, quella tedesca, che sarebbe «densa di lezioni importanti per il caso italiano»: per procedure più snelle nelle richieste d’asilo, per distribuzione dei rifugiati sul territorio e per corsi di lingua meglio organizzati e finanziati. Non di certo, però, per l’organizzazione dei viaggi aerei per i dublinanti!

È infatti del 16 giugno l’inchiesta di Tonia Mastrobuoni, sempre su Repubblica, riguardante i trattamenti tutt’altro che benevoli che verrebbero riservati nell’accogliente Germania a migranti e dublinanti, barbaramente legati e sedati per essere imbarcati, contro la propria volontà, su aerei che hanno come destinazione i paesi di primo approdo, tra i quali figura spesso l’Italia. Modalità non certo da invidiare alla Germania che, come si legge nell’inchiesta, ha recentemente approvato una stretta sui migranti, con il fine di accelerarne i rimpatri; inoltre il governo e i Land stanno esercitando pressioni affinché le parrocchie non concedano più protezione ai richiedenti asilo: secondo i numeri del Ministro dell’Interno Horst Seehofer, nel 2018 i rifugiati che hanno trovato riparo nelle parrocchie sono stati 1521 – circa 400 a trimestre –, ma nel primo trimestre del 2019 la cifra è scesa a 250.

Nonostante i dati e le rivelazioni agghiaccianti, che spogliano la Germania della sua aura di paese virtuoso – tanto virtuoso da poter esprimere, spesso e volentieri, giudizi sulle scelte politiche italiane in fatto di immigrazione – l’inchiesta viene inserita in un quadro editoriale fuorviante. Essa è infatti piegata ad un’ottica meramente anti-salviniana, mettendo sotto i riflettori un Salvini che chiude i porti, ma non il traffico aereo. Ci si allontana in questo modo dal problema reale, ovvero la necessità di modificare il trattato di Dublino, che prevede che i migranti possano far domanda d’asilo solo nel primo paese d’approdo e nel caso in cui essi vengano identificati in uno stato appartenente all’UE diverso da quello, debbano esservi ricondotti, previa accettazione. Allo stato attuale delle cose, è un fatto che le richieste di trasferimento di profughi dalla Germania all’Italia siano in vertiginoso aumento – nei primi tre mesi del 2019 sono state il 33% di tutte le domande inviate ai vari partner europei, con una crescita del 50% rispetto al trimestre precedente – e che molte di esse siano state accettate dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al di là dei proclami, infatti, il governo giallo-verde, non ha di certo risolto il problema migratorio in Italia. Secondo il XXIV Rapporto sulle migrazioni, pubblicato dall’Ismu nel dicembre 2018, la stima di stranieri in Italia priva di permesso di soggiorno al 1° gennaio 2018 ammontava a 533 mila unità, cifra in continuo aumento dal 2013. Secondo le stime dell’Ispi, tra inizio 2018 a metà 2019, vi è stato un ulteriore aumento, da 533 mila a 610 mila irregolari in Italia. Sicuramente tra i traguardi del governo vi è il forte calo degli sbarchi, diminuiti notevolmente nel primo semestre del 2019 rispetto al biennio precedente. Ciò che manca ancora è invece un’efficace politica di rimpatri: questi, secondo i dati Ispi, ammontano a circa 6.500 ogni anno e sono in linea con i dati degli anni precedenti. Con il decreto Sicurezza del 4 ottobre 2018 si è cercato di porvi rimedio, aumentando le risorse a disposizione del Fondo rimpatri di circa 3,5 milioni di euro – cifra comunque inferiore rispetto agli oltre 40 milioni di euro promessi dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini nel luglio 2018; sono stati poi prolungati i tempi di permanenza nei Centri di rimpatrio, fino a 180 giorni. Nonostante il decreto, al momento il numero di rimpatri è rimasto pressoché invariato rispetto agli anni passati. Infatti il problema principale, oltre alle risorse economiche, sono gli accordi bilaterali con i Paesi di origine degli irregolari: ad oggi, gli unici accordi di riammissione validi che l’Italia ha stabilito, sono quelli con Marocco, Egitto, Nigeria e Tunisia. A tale problematica si è cercato di porre rimedio con il decreto Sicurezza bis, con cui si è istituito un “fondo di premialità per le politiche di rimpatrio“, con una dotazione di 2 milioni di euro per il 2019, per il finanziamento di nuovi interventi di cooperazione internazionale con gli Stati extraeuropei.

Dunque, i limiti delle nostre politiche in ambito migratorio sono evidenti, ma le notizie che ci arrivano dalla Germania parlano di un fallimento europeo prima ancora che italiano.