Gli Stati Uniti hanno preso di mira alcune società estere in un nuovo giro di sanzioni relative all’Iran, per quanto riguarda i prodotti petrolchimici. Sembra che abbiano colpito anche la Società iraniana di investimento per la sicurezza sociale delle forze armate, mentre crescono pressioni che rendono difficile per la Repubblica Islamica recuperare materiale sanitario. Anche ponendo in premessa la falsità delle teorie del complotto che vorrebbero gli USA creatori ed esportatori del Coronavirus, è innegabile che questa catastrofe sia presto diventata l’ennesima freccia al loro arco. Le sanzioni sono un’arma assai subdola perché, anziché colpire una ristretta cerchia governativa o militare in uno scontro aperto, si basano sul punire il popolo di un Paese per le sue scelte. Cubani, venezuelani, siriani, iraniani, numerosi popoli vengono vessati ogni giorno per non aver chinato il capo davanti agli interessi degli States, mettendo i propri al primo posto. Ben poco credibile la faccenda dei diritti umani: anche prendendo per buono (al solo fine di proseguire il ragionamento) un quarto delle notizie che circolano su questi Paesi, basta guardare in faccia alcuni tra i nostri alleati per rendersi conto che la lista delle priorità americane è di tutt’altra risma.

È con queste premesse che si deve guardare alla recente notizia di nuove sanzioni nei confronti dell’Iran, in piena pandemia mondiale. In questo momento Russia, Cina e Pakistan stanno chiedendo agli Stati Uniti di mettere da parte le manie di grandezza, per concentrare gli sforzi nello sconfiggere un virus che ci riguarda tutti. Nonostante ciò, gli USA continuano imperterriti a sostenere, a colpi di tweet, di stare, in questo modo, combattendo il terrorismo, con il Segretario di Stato Mike Pompeo che sembra nascondere ipocriti doppi sensi dietro inviti al rinnovamento persino negli auguri per il Nowruz, il nuovo anno persiano, festeggiato soprattutto in Iran. Se non dovessero bastare riflessioni sulla giustezza o meno della guerra economica, o sull’eventualità che gli Stati sopra menzionati non siano pericolosi come vogliono farci credere, allora si tenga in considerazione questo: al momento una sanzione verso un qualsiasi Paese, dalla Siria al Venezuela, è una sanzione verso il mondo. Fino a che tutti gli Stati non saranno in condizione di combattere questo virus allo stesso modo, tutti gli Stati saranno a rischio. Le compagnie iraniane che producono medicine, disinfettanti, protezioni e quant’altro dipendono da materiali di importazione, e gli Stati Uniti, con il classico stile mafioso che li contraddistingue, stanno creando restrizioni al commercio umanitario con la Repubblica Islamica, spaventando a colpi di sanzioni secondarie persino le banche che dovrebbero facilitare i pagamenti necessari. Intanto noi, che siamo costretti a far cremare i corpi dei nostri cari in città diverse, trasportati da camion dell’esercito, mentre negli ospedali al collasso si dovrà presto scegliere chi lasciar vivere e chi morire, quando persone ricoverate per altre malattie non ce la fanno perché non c’è abbastanza personale per prendersi cura di tutti, puntiamo il dito contro l’Iran a suon di fake news.

La verità è che nella Repubblica Islamica i medici che moriranno in servizio saranno considerati Martiri, un titolo che va oltre l’onore intrinseco, giacché ha per conseguenza che lo Stato si prenderà cura delle loro famiglie, e il Governo sta facendo di tutto, come facciamo noi, per poter garantire assistenza, prevenzione, ed esequie dignitose ai morti (secondo quanto prescritto dai dettami religiosi, ma nei limiti della sicurezza sanitaria). Se noi, nell’europeissima Italia, siamo al collasso e navighiamo a vista, come possiamo giudicare Paesi che, al momento, stanno combattendo due guerre: una contro il virus, e una contro la megalomania degli USA?