Si potrebbe parlare di effetto Trump o anche di effetto Bergoglio – chissà –,  sta di fatto che ciò che sta accadendo nell’ultimo periodo sul fronte delle masse migratorie ha dell’incredibile. A fine maggio – ricordiamo – il Presidente statunitense, senza troppi giri di parole, aveva minacciato il governo messicano di imporre dazi commerciali sulle esportazioni se il Messico non avesse adottato una politica più intransigente sull’immigrazione: «Le tariffe saliranno gradualmente al 25% dal primo ottobre a meno che – o fino a quando – il Messico non fermerà in modo significativo i flussi illegali di stranieri attraverso il suo territorio»

Il Tycoon si era fatto scudo dietro una normativa del 1977, l’International emergency economic power act, che consente in situazioni emergenziali di disporre liberamente delle leve commerciali. L’8 giugno scorso, però, è stato lo stesso Trump a rendere noto attraverso un tweet dell’avvenuto raggiungimento di un accordo con il governo messicano: «Sono lieto di informarvi che gli Stati Uniti d’America hanno raggiunto un accordo firmato con il Messico. Le tariffe che dovevano essere applicate dagli Usa da lunedì contro il Messico sono dunque sospese a tempo indeterminato. Il Messico, a sua volta, ha accettato di adottare misure forti per arginare la marea di immigrati attraverso il nostro confine meridionale. Questo è stato fatto per ridurre, o eliminare, l’immigrazione illegale proveniente dal Messico negli Stati Uniti»

Il paese centro-americano, dal canto suo, aveva promesso “passi senza precedenti”, arrivando a schierare la Guardia Nazionale lungo il confine meridionale con il Guatemala; ben 6.000 soldati il cui compito è, ancora oggi, quello di scongiurare che masse di proporzioni bibliche – provenienti per lo più da Guatemala, Honduras, El Salvador, ma anche dal Venezuela – varchino i confini messicani per transitare da lì verso gli Stati Uniti. Il triangolo nord del centro-america (Honduras, El Salvador, Guatemala) è una delle aree più pericolose al mondo. Da queste zone, preda di lotte di potere tra cartelli della droga, degrado diffuso e corruzione ai massimi livelli, partì nell’ottobre del 2018 la carovana umana che lungo il cammino mise insieme circa 7.000 persone in cerca di fortuna verso la meta statunitense, bussando prima alle porte dello stato messicano.

Il dato che ci arriva in quest’ultimo periodo, però, è sorprendente quanto allarmante. Secondo il The Guardian sono moltissimi i latinoamericani che stanno decidendo di approdare sulle coste europee: «I venezuelani sono dietro solo ai siriani in termini di domande di asilo in Europa, mentre quelli provenienti dal Centro-America sono in aumento del 4.000% in un decennio». Una realtà, quella appena fotografata, che se da una parte è frutto della politica sull’immigrazione portata avanti dalla presidenza Trump, dall’altra mette in luce le difficoltà di diverse nazioni sudamericane (in primis il Venezuela) che, per quanto risultino ostili all’onnipervasività dei cliché yankee, scontano numerosi problemi inerenti la gestione dell’ordine pubblico, l’incapacità di sostentamento nel medio lungo periodo e, soprattutto, l’impossibilità di fare affidamento su classi dirigenti (si veda la Colombia) che non siano interamente lottizzate dai cartelli della droga.

Se osserviamo il fenomeno da un punto di vista più familiare, l’Italia, così come l’Europa, non è estranea ad una presenza ispanica piuttosto “aggressiva”, che nell’ultimo decennio ha fatto registrare fenomeni a dir poco allarmanti in diverse delle nostre città. Il regista Lirio Abbate ha dedicato persino un documentario al racconto di come le gang latinoamericane siano riuscite a impossessarsi di interi quartieri di Milano e si siano macchiate di numerose azioni di teppismo e violenza (Barrio Milano – Ascesa e crollo delle gang latinoamericane).

Paradossalmente ci troviamo in una situazione in cui, sentendo il mainstream quotidiano, pare che i sovranisti siano la causa di tutti i problemi. Notizie come questa possono offrire un valido argomento utile per imputare ad essi effetti collaterali o perversi che siano, i quali inevitabilmente finiscono di rimbalzo col colpire altri paesi che dovrebbero essere loro alleati naturali. Ma in politica, come negli scacchi, i semplicismi non godono di grande carriera. Capacità di previsione e lungimiranza sono gli ingredienti migliori per affrontare problematiche epocali come quella relativa all’immigrazione facendo fronte comune sul medio-lungo termine, tamponando falle immediate e giudicando le mille variabili che si frappongono, come tali.