Gli ammonimenti si srotolano da nordiche lande europee: Mario Draghi da Francoforte, ha nuovamente fatto notare come i paesi con un alto debito debbono stare molto attenti a non aumentarlo, scordandosi forse delle progressive crescite d’esso dall’esecutivo Monti in poi, considerato il fatto che il riferimento era neanche troppo velatamente rivolto all’Italia. Inoltre, il presidente della BCE ha sottolineato come il mettere in discussione sia le regole europee – i famosi vincoli riformabili per certuni – che la moneta unica – quella da cui non si può uscire a detta degli stessi – aumenterebbe il differenziale fra BTP e Bund tedeschi ed ingigantirebbe il rischio di instabilità fiscale, soprattutto se lo Stato in questione è vulnerabile agli shock. Fra presunti contagi e nazioni sotto stress, neanche stessimo parlando di un lazzaretto, appare chiara la volontà della massima istituzione europea, essendo questa fondata sulla moneta e non sulla politica comune, di mettere a tacere ogni possibile malcontento e libera opinione; le finanziarie saranno espansive? Si vuole aumentare il rapporto deficit/pil al 2,4%? Non si continua con la svendita dei gioielli di famiglia? La mannaia spread e gli investitori internazionali saranno lì, pronti a colpire.

Ad aumentare il valore fattuale delle parole pronunciate da Draghi, si aggiunge Mattarella in quel di Stoccolma, nella civilissima e triste Svezia, ove come perfetto secondino dell’UE attua una operazione di “persuasione morale”. La legge finanziaria, in aperto disappunto con i diktat dell’Unione, potrebbe persino non essere firmata al momento dell’arrivo al colle, come alcuni dei satrapi che accompagnano Mattarella hanno riferito ai cronisti: il sì non è scontato dunque. Il PdR, deluso dalla evidente rottura fra Roma e Bruxelles, decide di vestire nuovamente i panni del capo d’opposizione e si spreca in un lugubre memento: questa linea dura da parte dell’Italia va a cozzare con gli articoli 97 – in merito ai rapporti con l’UE – e il celebre 81, riguardante l’asfissiante six pack e l’oramai famigerato pareggio di bilancio. Sostanzialmente se sforiamo – pure da parametri non scritti come il già citato 2,4% – ci ritroviamo i commissari in casa. Venissero pure, non si assicura una gioiosa accoglienza. Non soddisfatto, Mattarella in visita all’Università di Lund, ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte: ha riconosciuto dei limiti insiti nel progetto comunitario europeo, con specifico riferimento al contorto trattato di Lisbona, una creatura ibrida, un percorso non concluso, una realtà divenuta matrigna e considerata malamente dai popoli del nostro continente. In uno stralcio di discorso, Mattarella sembra aver centrato il bersaglio:

Con le sue istituzioni, le sue regole e procedure, l’UE viene percepita da una parte come estranea se non avversa e, al più, come una sorta di fiera delle opportunità alla quale attingere secondo spicciole convenienze, senza né anima né scopo

Non poteva fermarsi a questa considerazione perfettamente logica e condivisibile? Aggiungendo magari la palese impossibilità di riformare questa costruzione? No, anzi, ha aggiunto che tali idee hanno corto respiro e che non considerano tutto ciò che di positivo – e non scontato stavolta – abbiamo conquistato. Se da una parte troviamo il perentorio banchiere ammonitore, dall’altra troviamo un falso alleato di Stato, conscio del disastro in cui ci troviamo ma per nulla intenzionato a svincolarci. Da Draghi e Mattarella non ci si poteva aspettare diversamente, tuttavia alcuni dati permangono chiari: più si è contrari a qualcosa che fisiologicamente verrebbe considerato come un male, più questo ci eroderà la salute. Bisogna esser pacati – succubi – nei rapporti con la UE, mantenere un atteggiamento dignitoso – sudditanza – nei confronti di tale istituzione irreversibile, apparentemente modificabile solo nei momenti di maggior climax. Dobbiamo intrattenere un dialogo – tacere – con la commissione, soprattutto in questi frangenti, con il rischio di una procedura di infrazione. Noi altri, che detestiamo l’impossibilità di scegliere, che consideriamo idiote le inevitabilità storiche e le minacce fatte passare per consigli, preferiamo uscire dal ventre del Leviatano con un certo trambusto, anziché aspettare di essere lentamente digeriti. Sognatori sì, scemi mai.