Neoisolazionismo, chiusura della Nato, diffidenza verso l’asse francotedesco che guida l’Unione Europea, ricostruzione di relazioni amichevoli con la Russia, un’agenda di politica estera statunitense così realista e ragionevole non si vedeva dai tempi di Kennedy ma, esattamente come allora, è destinata a rimanere sulla carta perché il complesso militare-industriale e lo Stato Profondo sono in moto per impedire a Trump di concretizzare la sua visione del mondo e delle relazioni internazionali e stanno utilizzando ogni mezzo possibile.

La tecnica è sempre la stessa, dalla fondazione degli Stati Uniti: false flag. Per i non addetti ai lavori, si tratta di operazioni sovversive dei servizi segreti la cui firma viene attribuita a governi nemici con l’obiettivo di giustificare una guerra, o quanto meno un’azione militare circoscritta, nei loro confronti.

L’intera storia degli Stati Uniti può essere riassunta in false flag: l’affondamento della USS Maine e la guerra ispanoamericana, il siluramento della Lusitania, il telegramma Zimmermann e la prima guerra mondiale, l’incidente del golfo di Tonchino e la guerra del Vietnam, la fialetta di antrace di Colin Powell e la guerra d’Iraq, e ultimo della lista (per ora), l’attacco chimico a Duma.

Duma è una città della Siria teatro di scontro tra le forze governative e i ribelli sin dallo scoppio della guerra civile, parzialmente sotto controllo di quei ribelli che il blocco occidentale finanzia e arma in funzione anti-Assad. L’idea sarebbe quella di rovesciare un governo legittimo democraticamente eletto, caratterizzato da una politica improntata sul secolarismo, sul pluralismo culturale e religioso, perché dotato di un’agenda politica sostanzialmente indipendente, ma vicina a Russia ed Iran, quindi una minaccia per gli interessi statunitensi, israeliani e sauditi in Medio Oriente.

Da quando in Siria è esplosa la guerra civile si è assistito ad un incredibile rimescolamento di alleanze, con la fuoriuscita dall’orbita euroamericana della Turchia e l’avvicinamento a Russia ed Iran, l’apertura dell’Arabia Saudita ad Israele e l’abbandono della questione palestinese, e l’aumento dei malumori tra Russia e Israele causato dagli attacchi chirurgici in Siria contro presunti obiettivi iraniani, ma in realtà anche governativi.

Duma è teatro di scontri tra forze governative e ribelli sin dall’inizio della guerra civile siriana. La città era sino a poche settimane fa’ sotto il parziale controllo della legione Al-Rahman, di Tahrir al-Sham e di Jaysh al-Islam, tre dei tanti gruppi facenti parte della galassia della ribellione islamista che ha messo a ferro e fuoco la Siria insieme allo Stato Islamico.

Su quanto avvenuto a Duma il 7 aprile è legittimo e sensato avere dei dubbi circa la veridicità della versione statunitense ed ecco perché: Duma e la regione di Ghouta sono quasi sotto il totale controllo governativo dopo efficaci e prolungate campagne militari e accordi sottobanco ed un attacco di tali proporzioni non trova alcuna giustificazione strategica, non sono mai state portate in sede internazionale prove concrete capaci di collegare gli attacchi con armi chimiche al governo Assad mentre è stato invece provato il possesso e l’utilizzo da parte dei gruppi di ribelli e del Daesh di armi chimiche da parte di fonti autorevoli quali il magistrato Carla Del Ponte e l’ex direttore della Cia John Brennan, infine un’analisi approfondita della storia della guerra mostra quanto sia frequente il ricorso a false flag.

Il governo Assad è stato accusato di ogni sorta di nefandezza, torture e crimini contro l’umanità, attraverso una fitta e senza precedenti campagna di propaganda nera che ha spinto l’ex portavoce della Casa Bianca Sean Spicer a compararlo ad Adolf Hitler e Donald Trump a definirlo un animale. Già, propaganda, perché di questo si tratta, dato che l’unica fonte di informazione sugli eventi siriani dal 2011 è stata per anni l’Osservatorio siriano per i diritti umani, in realtà un ufficio di informazioni false gestito da Rami Abdulrahman a Coventry e finanziato dal governo inglese. L’Osservatorio è stato reputato da Le Monde come la principale fonte da cui i media internazionali hanno attinto per seguire le vicende siriane, salvo poi diventare oggetto di controversia e mea culpa collettivi alla scoperta della sua reale natura.

Duma sarà forse il casus belli di un intervento multinazionale anglo-franco-americano che presenta spaventose similitudini con quanto accaduto in Iraq nel 2003. Restano i dubbi, le accuse reciproche, la scoperta delle fabbriche di bufale in Egitto, ma soprattutto restano i morti, 400mila dall’inizio della guerra.