Non era una novità che il Ministro degli Interni e vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini, fosse da tempo un sostenitore dello stato di Israele e delle sue politiche nell’area del Levante. Giunto in visita ufficiale nel sedicente stato ebraico – considerato illegittimo da molti ortodossi – Salvini ha, senza troppe sorprese, incassato il lieto benvenuto della comunità italiana in Israele e quello del partito conservatore Likud, incarnato nel suo cavernoso capo e premier Benjamin Netanyahu. Fra un incontro nella Città Vecchia di Gerusalemme con il vescovo cattolico Pizzaballa ed un saluto alle Tzahal – forze armate israeliane –, il ministro si è reso protagonista di gravi e troppo leggere dichiarazioni. Queste, si sono consolidate in seguito alla recente scoperta di un tunnel scavato per scopi militari da Hezbollah, nell’area a nord del paese, al confine con il Libano, quella terra dei cedri già presa di mira e sconquassata dal 1978 durante l’omonima guerra.

Proprio qualche anno dopo, nel 1982, con il formale scoppio del conflitto del Libano meridionale – protrattosi fino al 2000 – si andò a creare la prima milizia di Hezbollah appunto, uscita poi vittoriosa. La realtà politica e bellica sciita fondata da Hassan Nasrallah è divenuta con il tempo una bandiera contro il sionismo e l’espansionismo israeliano, nonché più recentemente della lotta contro il fronte Al-Nusra e le orde di Daesh in Siria. In modo del tutto arbitrario, un ministro occidentale si è permesso di insultare quegli stessi patrioti e miliziani, in una dichiarazione che rasenta l’assurdo storico:

“[…] Sono appena stato ai confini nord col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah scavano tunnel e armano missili per attaccare il baluardo della democrazia in questa regione”

Qualcuno dovrebbe informare Salvini del fatto che Hezbollah, ha contribuito ad assicurare la ritrovata pace in Siria e che da sempre si frappone fra il mondo islamico dialogante e il fanatismo tipico di wahabismo e salafismo, entrambi amici di quel sì reale terrorismo che contribuisce all’annichilimento del vicino e medio oriente. Affermare ciò e dunque equiparare i soldati di Hezbollah agli ignominiosi sgozzatori che imperversano ancora nel Levante, dimostra apertamente una profonda mancanza di nozioni storico-geopolitiche da una parte, o una spiccata partigianeria politica in malafede dall’altra. Israele, prendendo il caso libanese, ha ampiamente dimostrato di essere una forza destabilizzatrice e aggressiva.

Come può dunque un popolo difendersi da chi ha già tentato e attuato invasioni se non con tunnel, missili e gruppi coscritti? Hezbollah non per caso, incassa un certo favore popolare – sia islamico che cristiano – proprio in luce delle sue operazioni di protezione e prevenzione. Con queste grossolane e davvero poco oculate dichiarazioni, Salvini è riuscito persino a far intiepidire il Ministero della Difesa. Le parole del vice primo ministro, porrebbero a rischio la credibilità delle forze armate italiane proprio sul fronte fra Libano e Israele, impiegate nella missione UNIFIL di cui il nostro Stato presiede per la quarta volta il comando. L’Italia infatti, è da ben più di dodici anni un interlocutore per e fra entrambe le parti in causa. Se la Palestina e Hamas rappresentano casi storici e politici ben più fitti e intricati, ove le posizioni nette hanno una loro legittimità più o meno discutibile, sul Libano c’è veramente poco da dire. Nella miriade di uscite e sparate giornaliere, Salvini potrebbe scusarsi con tutte quelle comunità falcidiate dalle forze d’invasione israeliane e che Hezbollah, da più di trent’anni, difende con ogni mezzo a disposizione.