La Siria come il Vietnam, molte le analogie tra le due nazioni e le loro travagliate storie. Una su tutte la presenza americana ad ingarbugliare ed esasperare le già difficilissime dinamiche interne. Una presenza ingombrante e che non deve mai pagare per i disastri che, direttamente o indirettamente, causa. Un intervento, quello americano nella guerra di Siria, che dietro il sottilissimo velo dello scontro con il califfato islamico, ha nascosto interessi indicibili. La decisione del Presidente Trump di ritirare le truppe dallo scacchiere siriano non può che essere accolta con un sospiro di sollievo, anche se fuori tempo massimo e dopo distruzioni inaccettabili per il popolo e le infrastrutture siriane, lascia sperare in un veloce e risolutivo cessate il fuoco. La ritirata statunitense scompagina definitivamente il fronte anti Assad che dall’ormai lontano 2011 tenta di rovesciare il legittimo presidente della Siria.

Prova tangibile di questo ribaltamento è la recente notizia della richiesta dei curdi del Ypg al governo di Damasco di intervenire in loro soccorso in funzione anti-turca. Si legge nel comunicato dell’Unità di protezione popolare: “Invitiamo le forze del governo siriano, che sono obbligate a proteggere il paese, la nazione e le sue frontiere, a prendere il controllo delle aree dalle quali si sono ritirate le nostre forze, in particolare Manbech, e a proteggerle contro un’invasione turca”. La risposta dell’Esercito arabo siriano non si è fatta attendere, è già accertata la presenza nella città di Manbij di reparti della 1° Divisione corazzata e della famosa e agguerrita Guardia Repubblicana. La ritrovata vicinanza curdo-siriana riporta sotto il controllo di Damasco un’importante zona strategica in Siria che si spera basti a contenere le mire di Ankara sul nord-ovest del paese. Del resto non si può non considerare la forza delle milizie arabe sotto controllo turco che da anni gestiscono le frontiere con lo stato anatolico, una forza che analisti occidentali stimano nelle 15000 unità e che senza un’astuta e coordinata azione diplomatica di Damasco e Mosca nei confronti di Erdogan può ancora rappresentare un problema dal punto di vista militare.

Aspettando gli inevitabili sviluppi di questa nuova situazione politico militare, risalta all’occhio la doppiezza della componente curda di Siria. In tutti questi anni, attaccata alla mammella a stelle e strisce non si è minimamente posta il problema delle sofferenze del resto della nazione, non si è fatta nessun problema ad essere alleata della nazione che a sua volta era vicina al suo mortale nemico. La chimera del Kurdistan continua ad essere un fantasma geopolitico, costretto a nascondersi sotto le sottane altrui il popolo curdo non merita di essere considerato oltre, del resto sono stati gli stessi dirigenti del Ypg a ricordare che le forze di Damasco sono obbligate a proteggere il paese, la nazione e le sue frontiere. Xwa-legell fratello curdo.