Se da una parte Parigi sbraita contro il governo italiano sulla questione porti-migranti, dall’altra assistiamo alla distruzione di Tajoura da parte del generale libico Haftar, apertamente alleato della Francia.

Dunque, partiamo dai fatti o meglio dalle ultime dichiarazioni che Emmanuel Macron, tramite la sua portavoce Sibeth Ndiaye, ha fatto nei riguardi dell’Italia sul caso SeaWatch3: “Il governo italiano sta sfortunatamente scegliendo una strategia dell’isteria su argomenti che ovviamente sono molto dolorosi”; “Salvini strumentalizza politicamente traiettorie e fatti dolorosi affermando che la Francia e l’Unione Europea non sono solidali” e ancora: “Questa strumentalizzazione, quando parliamo di vite umane (la vita di persone che hanno attraversato condizioni estremamente difficili, che hanno fatto dei viaggi terribili) non è assolutamente degna di Matteo Salvini”.

Parole, queste, che hanno diviso l’opinione pubblica in un susseguirsi infinito di botta e risposta tra i governi. Il punto, però, è che la predica sulle leggi italiane e sul metodo avviato da Salvini viene proprio da uno Stato che già da tempo sta camminando sul filo instabile del doppio gioco. La contestazione di Macron non riesce a stare in piedi, soprattutto a ben guardare i trascorsi francesi nei confronti dei migranti e gli ultimi accadimenti in Libia.

Martedì notte, il centro di detenzione di Tajoura, nella periferia di Tripoli, è stato attaccato da un bombardamento aereo sotto il comando delle truppe del generale Haftar. Tojoura, che nei tempi passati era stata una caserma sotto la leadership di Gheddafi, è uno dei ventitré centri di detenzione co-gestiti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione clandestina del Governo di Accordo Nazionale che dal 2016 è guidato da Fayez al-Sarraj e sostenuto dalle Nazione Unite, dalla Turchia e dall’Italia. L’attacco, sebbene puntasse alla base militare del Governo di Accordo Nazionale, ha causato la morte di almeno una sessantina di persone tra cui donne e bambini, oltre allo sfollamento di trecento migranti che adesso dovranno essere ridistribuiti nei pochi centri già affollati rimasti a disposizione.

Che ruolo ha la Francia in tutto questo? Bene, il Presidente francese già da qualche tempo pare stia appoggiando militarmente e politicamente quella che ritiene la sua carta vincente nella questione libica. La contesa di Tripoli, iniziata il 4 aprile scorso, tra Haftar e al-Sarraj ha rivelato che tra gli alleati del primo vi è proprio la Francia che si è beccata l’accusa, come naturale conseguenza, di portare avanti una politica ambigua nel paese libico. Macron infatti, pur avendo formalmente sostenuto l’appoggio a al-Sarraj, punterebbe tutto su Haftar, senza però ammetterlo pubblicamente. Ancora, nel mese di aprile, a pochi giorni dai primi attacchi di Haftar, la Francia aveva bloccato un documento dell’UE che chiedeva al generale di fermare l’offensiva contro Tripoli, reputata pericolosa per la popolazione civile. Non si capisce bene se si tratti di passione per i giochi di ruolo o di un tentativo alquanto vano di bluffare gli stati membri dell’UE, quello della Francia in merito alla sua posizione nei confronti di Khalifa Haftar e Fayez al-Sarraj.

Dunque se l’Italia è isterica, la Francia è ipocrita e lo dimostrano anche i provvedimenti poco ortodossi attuati a Ventimiglia e la linea dei porti chiusi di Macron. Il Presidente dovrebbe infatti ricordare l’inferno Ventimiglia per le decine di migranti, soprattutto minori, detenuti senza cibo né acqua, vittime di abusi verbali e fisici e ai quali la polizia francese tagliava le suole delle scarpe per poi rispedirli a piedi nudi in Italia.

Ma parlano anche i dati statistici. La Francia, che si era messa a diposizione per accogliere i migranti secondo la distribuzione stabilita dall’UE, a Parigi dal 2015 ne ha accolti 640 su circa 10.000, un numero simile è stato respinto alle frontiere e solo nel 2017 i respingimenti in Italia dei migranti sono stati 45 mila. Possiamo dire che la Francia è l’ultimo paese che può dare lezioni all’Italia. Una doppia morale, uno Stato contraddittorio che dall’alto dei pulpiti elargisce insegnamenti e retoriche morali in un’ipocrisia senza fine.

È bene dunque che Macron abbassi quel nasino alla francese e cerchi di guardare negli occhi la realtà, prima di dettare sentenze al mondo.