Ci sembra di poterlo sentire, il pensiero fisso di ogni soldato siriano in queste storiche giornate della riconquista di Idlib: «Eccoci alla resa dei conti». Dopo otto anni di sanguinosa e incessante guerra, in Siria è finalmente giunto il momento di chiudere i conti con il terrorismo dei “ribelli” e le potenze che lo hanno armato e finanziato.

Il ministro degli esteri siriano, Walid Muallem, ha giustamente affermato: «L’esercito è a un quarto d’ora dalla vittoria» e, oramai – aggiungiamo noi – nessun intervento esterno, per quanto virulento, potrà mutare il naturale corso di questa guerra. Damasco ha ammassato sui confini della provincia ribelle tra i 100000 e i 150000 uomini, ben supportati da un parco artiglieria di tutto rispetto e forgiati da anni di combattimenti. Le truppe di Assad possono anche contare sul decisivo aiuto dell’aviazione russa e il sempre presente apporto iraniano nei quadri di comando. I raid aerei, sia russi che siriani, che spianeranno la strada alla fanteria, sono iniziati già da qualche giorno e stanno dando l’ultima possibilità alla diplomazia, prima che il balzo delle truppe di terra non conceda altro spazio a qualsiasi intendimento politico.

Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, che aveva ventilato la possibilità di trattative con alcuni leader di gruppi ribelli nella provincia di Idlib per un «accordo pacifico», sta dunque mantenendo la promessa, anche se il diniego di Abu Mohammed al-Golani, comandante del Comitato di Liberazione del Levante, vicino ad al-Qaeda e principale gruppo armato della zona, sembra non lasciare intendere altra alternativa oltre a quella militare. Le forze alleate temono infatti per la capacità teatrale dei ribelli che, messi alle strette, non hanno mai esitato a inscenare finti attacchi chimici dei regolari – come già successo nel Ghouta – per scatenare l’intervento occidentale. Il vice ministro degli Esteri russo, Ryabkov, mettendo le mani avanti, ha dichiarato: «Abbiamo motivo di ritenere che Jabhat al-Nusra, che attualmente si autodefinisce Hayat Tahrir al-Sham, stia per mettere in scena una provocazione molto grave nell’area Idlib, utilizzando sostanze chimiche contenenti cloro, come già fatto in precedenza».

Nonostante la riprovevole abitudine dei terroristi a pantomime del genere, questa volta la presenza in forze della marina russa davanti le coste dovrebbe mettere a riparo le truppe siriane da qualsiasi rappresaglia occidentale. Le ore di vita della ribellione salafita in Siria stanno per scadere e anche la Turchia, uno dei più vecchi e accaniti sponsor del terrorismo anti Assad, ha ormai cambiato schieramento, tanto da acquistare il famigerato sistema missilistico russo S-400. Una scelta, quest’ultima, che la dice lunga sul disgregamento politico del fronte sunnita capeggiato dall’Arabia Saudita e controllato dagli Usa, la ciliegina sulla torta che renderà indigesta la fine di questa sporca guerra di Siria ai ribelli e a tutti i loro estimatori atlantici, italiani compresi.

Pian piano la vita torna a scorrere nelle vene della nazione siriana: le città si ricostruiscono, i profughi ritornano alle loro case, i bambini nelle loro aule di scuola e, cosa più importante, in Siria si mantengono ancora le promesse.

Caro Yahya Adnan Shoughry, riposa in pace ora, sei stato esaudito.