Le ultime dichiarazioni del Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in merito al ritiro degli Stati Uniti dal trattato sui missili nucleari a medio raggio (Inf), fanno ripiombare il mondo in uno scenario da guerra fredda. Le parole di Pompeo sembrano essere definitive, seppur da inserire in una dialettica da paese “inseguitore”: “I Paesi devono essere richiamati alle loro responsabilità quando violano le regole. La Russia ha minato gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti e non possiamo più essere limitati da un trattato che la Russia ha violato spudoratamente”.

I toni così marcatamente accusatori, infatti, la dicono lunga sul bisogno degli Stati Uniti di tornare alla ribalta sugli scenari internazionali. Del resto, accusare la Russia di aver violato ripetutamente il trattato in questione, dopo la cannibalizzazione dell’ex patto di Varsavia ad opera della Nato, la vicenda ucraina e il tentativo di rovesciamento dell’alleato mediorientale di Mosca, rimane un eufemismo ipocrita della politica estera americana. Con un, sempre più certo, disimpegno dallo scenario mediorientale (Siria, Iraq e Afghanistan) Washington cerca di crearsi altre zone e motivi di attrito con il Cremlino per cercare di ristabilire, almeno, una parvenza di supremazia internazionale. È in questi termini che vanno lette ed interpretate le recenti mosse americane: ritrattare la firma di Reagan e riaprire la mai conclusa vicenda venezuelana non sono altro che il sintomo di una disperata ricerca di rivincita.

La nuova arma russa, il missile 9M729 Novator, l’arma invincibile capace di superare tutte le attuali difese anti-balistiche americane, insieme agli alti standard raggiunti dalla Cina in campo aerospaziale avranno sicuramente accelerato la scelta della Casa Bianca. Quest’ultima non può non considerare le dichiarazioni della sua stessa intelligence riguardo la vicinanza tra Russia e Cina che “non sono mai state così allineate dalla metà degli anni ’50”. Il multipolarismo è oramai un dato di fatto e gli Stati Uniti, riconoscendo malvolentieri le proprie sconfitte, sembrano aver finalmente compreso – ma non accettato – che in geopolitica vige una legge, per alcuni un inconveniente: talvolta nella storia sono solite sorgere anche altre superpotenze. Un po’ per caso, per sfortuna o, chissà, magari per valore, a volte capita. Sì, che capita.

Che a loro piaccia oppure no.