In un celebre incontro/scontro su La7, poche settimane prima del referendum del 4 dicembre 2016, il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky si difendeva da un’accusa di incoerenza, mossagli da Matteo Renzi, citando una frase di Roberto Ruffilli: “Oramai siamo tutti troppo vecchi per essere coerenti”. Zagrebelsky intendeva affermare che ogni dichiarazione è figlia del proprio tempo e non la si può estrapolare dal contesto storico-sociale in cui è immersa. Ma se si è troppo vecchi per essere coerenti allora non è mai troppo tardi per cambiare idea.

Quest’ultima, forse, è la chiave di lettura idonea per comprendere ciò che ha spinto Beppe Grillo, folgorato sulla via di Damasco, a firmare il Patto trasversale per la scienza proposto da Roberto Burioni e Guido Silvestri, entrambi esperti immunologi. In buona sostanza il patto invita le forze politiche italiane a rispettare 5 punti: 1) il sostegno alla scienza come valore universale; 2) la lotta alle pseudoscienze e alle fake news in campo medico; 3) la legiferazione atta a contrastare gli pseudo-scienziati; 4) la rieducazione capillare della popolazione in materia scientifica; 5) l’aumento dei fondi destinati alla ricerca. Tralasciando le problematicità tecniche legate al quarto punto, il patto ha tutto l’aspetto di un manifesto del buon senso; e il buon senso non ha colori politici.

La reazione delle frange estreme del Movimento 5 Stelle non si fa attendere: i No-Vax gridano al tradimento e allo scandalo mentre il ministro Di Maio si lamenta per la presenza di Burioni tra i firmatari del patto. Le vecchie posizioni di Beppe Grillo in materia di medicina sono note: si va dal complotto delle Big Pharma alla cura del cancro con succo di limone e ascorbato di potassio, fino ad arrivare a sostenere l’impiego dei vaccini ma senza l’obbligo in caso di necessità; che è un po’come dire di essere favorevoli all’uso dei semafori ma non al dovere di fermarsi con la luce rossa. L’adesione al patto è quindi per Grillo un notevole passo in avanti.

Il vero motivo del conflitto interno ai 5 stelle nasce però da un problema strutturale che ha accompagnato il movimento sin dalla nascita: l’aver creduto che la coerenza sia un valore politico piuttosto che umano. Purtroppo il pesante fardello che il realismo politico porta con sé è la presa di coscienza che l’etica e la politica sono spesso in antitesi. D’altronde lo spiegava già Croce, il quale, parlando di Machiavelli, scriveva che egli è l’autore che «scopre la necessità e l’autonomia della politica, della politica che è di là, o piuttosto di qua, dal bene e dal male morale, che ha le sue leggi a cui è vano ribellarsi, che non si può esorcizzare e cacciare dal mondo con l’acqua benedetta». Il potere non conosce giurisdizioni morali e non le conoscerà mai.

A ciò si aggiunge che il processo d’istituzionalizzazione (e quindi di aderenza al potere) del partito fondato da Grillo è ormai irreversibile: non siamo più al V-Day, dove ogni parola in libertà era concessa, ora si tratta di abbandonare il ribellismo immaturo e confrontarsi con quella realtà cruda e brutale che in materia di vaccini non tollera posizioni ambigue. Con l’adesione al patto trasversale per la scienza i 5 stelle si apprestano ad abbandonare quel torpore letargico da opposizione, infarcito da slogan puerili su coerenza e onestà, per iniziare ad assumere un atteggiamento serio nei confronti delle logiche del potere. Per il movimento non si tratta di una possibile scelta ma di una necessità, a meno che non decidano di essere assorbiti dai loro partner di governo (come di fatto sta già accadendo).

In conclusione: è inutile che l’opposizione impugni la retromarcia grillina per muovere delle accuse di incoerenza (questione che non attiene alla politica), al contrario è doveroso apprezzare che il primo partito italiano prenda le distanze da visioni antiscientifiche e irrazionali. Un apprezzamento che è arrivato addirittura dal già citato Matteo Renzi, anch’egli firmatario del patto. Magari non siamo tutti troppo vecchi per essere coerenti: chissà che qualcuno non faccia ancora in tempo a redimersi.