Alla fine, anche il terzo giro di consultazioni non ha portato i risultati sperati. Difatti, i rappresentanti dei partiti, per l’ennesima volta, non sono riusciti a trovare un accordo.

Nonostante i fitti colloqui avvenuti, l’esecutivo auspicato tra Lega e M5S non s’ha da fare, né domani, né mai. La figura del bravo di manzoniana memoria, in questo caso, è stata interpretata, in modo magistrale, da Silvio, che ha rifiutato categoricamente un eventuale appoggio esterno al suddetto possibile esecutivo.

In questi giorni, dopo aver provato ad imporsi forzosamente come Premier dal giorno susseguente alle elezioni, Di Maio ha provato a proporre a Salvini di formare un governo, nominando insieme una “persona terza” come futuro inquilino di Palazzo Chigi. Tale offerta, è stata rispedita prontamente al mittente dal capo del Carroccio, che ha preferito restare fedele al bravo Cavaliere e alle alleanze stabilite in periodo pre-elettorale.

La triade di centrodestra ha espresso la speranza di poter ricevere l’incarico di governare dal Presidente della Repubblica, lasciando intendere che alle Camere sarebbe possibile trovare gli appoggi necessari – non si capisce da chi – per poter dare avvio alla legislatura. Oltre a ciò, è stato chiarito che l’unica alternativa al governo della coalizione sarebbe inevitabilmente un ritorno al voto.

Di Maio, da parte sua, è entrato, istantaneamente, in clima da campagna elettorale. Ha detto che la Lega ha preferito Berlusconi ai Pentastellati, con l’obiettivo di formare un governo con l’ausilio di “Onorevoli” voltagabbana. Ha poi fatto un appello agli italiani, chiedendo di nuovo la loro fiducia, per uscire vincitore dal ballottaggio che si prospetta, in caso di votazioni, con Salvini.

Il Partito Democratico, infine, tramite il segretario Maurizio Martina, si è limitato ad esternare il disappunto per il prolungato stallo della situazione ed ha riposto totale fiducia nell’operato del Presidente Mattarella.

Dopo la paventata possibilità di creare un “esecutivo di tregua”, avente la funzione di traghettare il paese per i mesi che separeranno dal voto, è stato proprio Mattarella a prendere in mano la situazione. Al termine delle consultazioni il Presidente è intervenuto duramente contro i partiti, rei di non aver trovato un accordo per plasmare una maggioranza. Ha perciò proposto – traendo il “meglio” dai suoi trascorsi democristiani – la nascita di un “governo neutrale”, che resterà in carica fino a che non si sarà formata una maggioranza consolidata in Parlamento. Se questa maggioranza dovesse palesarsi, tale governo dovrebbe dimettersi immediatamente, per far posto al nuovo esecutivo. Nel caso in cui il “governo neutrale” non trovasse i voti necessari per garantire la stabilità nazionale, si andrebbe al voto a luglio o, al più tardi, ad ottobre. Questo governo, nelle intenzioni del capo del Quirinale, dovrebbe servire ad elaborare la manovra finanziaria e approvare il bilancio Statale.

Quindi, ancora una volta, pare che garantire un governo eletto ai cittadini in questa Nazione sia una cosa fantascientifica. Infatti, si può desolatamente constatare che un tale, “strambo”, avvenimento non si verifica nel Belpaese dal 2008, ergo, ben dieci anni.