Questa settimana, ancor più di quella precedente, pochi ci avrebbero creduto. Siamo a ridosso di Natale e i gilet gialli scendono nelle piazze francesi da sei settimane ormai. Come vi abbiamo ampiamente descritto, il movimento è spaccato al suo interno e la piazza sta diventando un luogo sempre più stretto per contenere le multiformi richieste dei manifestanti. Eppure, il 22 dicembre, i gilets jaunes non si sono tirati indietro e hanno continuato la protesta. I numeri parlano di circa 23.000 persone in tutta la Francia (contro le circa 35.000 della scorsa settimana e quasi il doppio di quella precedente). Ancora una volta, Parigi ha rappresentato l’epicentro dei sommovimenti, con cortei improvvisati e non autorizzati in diversi quartieri della città, ma i consueti blocchi stradali sono proseguiti in più aree del paese (durante i quali si è verificata la decima morte dall’inizio delle proteste).

Inizialmente, i gilet si sarebbero dovuti riunire a Versailles, ma, mediante gli attivissimi gruppi facebook, hanno deciso di spostare il luogo di incontro principale nel quartiere di Montmartre, ritrovandosi a sfilare tra i passanti e il traffico quotidiano. L’artefice principale di questa mobilitazione è stato, ancora una volta, Eric Drouet, il camionista trentenne di Melun, uno dei principali leader del movimento e anima mediatica della protesta. Drouet era già finito sulle nostre pagine dopo essersi espresso lapidariamente sul discorso di Macron alla nazione: «Troppo poco, troppo tardi», un mantra che aveva motivato la parte più decisa dei gilet a scendere in piazza lo scorso sabato. Adesso torna a far parlare di sé perché ieri è stato arrestato durante la manifestazione, a rue Vignon verso le 14:15, per:

Organizzazione illecita di una manifestazione sulla via pubblica, porto d’armi proibito e partecipazione a un gruppo rivolto alla violenza e alla degradazione.

Drouet era già finito sotto i radar della giustizia francese dopo il cinque dicembre, quando aveva invitato a marciare sull’Eliseo. In queste settimane la protesta ha conosciuto alti e bassi, ma ha continuato a destabilizzare il paese. Mentre il confronto politico si è infiammato, con Le Pen e Mélenchon sempre più sulla cresta dell’onda, anche le forze dell’ordine sono arrivate al limite e hanno richiesto un trattamento speciale data la mole di lavoro da affrontare. Il risultato di questo clima si è concretizzato ieri in una repressione piuttosto sconcertante. Al di là delle decine di fermi, la Gendarmerie ha utilizzato lacrimogeni e idranti per disperdere i piccoli pacifici gruppi di manifestanti in diversi momenti della giornata.

Seguendo la diretta sulla pagina facebook di Local Team sono apparsi evidenti due elementi. Il primo è che i gilets stanno perdendo non solamente i numeri, ma anche le modalità e i fini della protesta. Per qualche ora hanno letteralmente fluttuato per gli Champs-Élysées, come un’entità multiforme che continua a metterci tanto cuore, ma che oggettivamente sembra aver perso un po’ la bussola. Proprio perché non danno l’impressione di ricercare la violenza (se non qualche scaramuccia sporadica) e dato il consistente ridimensionamento a livello numerico nelle ultime settimane non si capisce fino a dove vogliano portare le manifestazioni da piazza. Il secondo elemento riguarda invece le forze dell’ordine, visto che, a tratti, si intravedevano più poliziotti che manifestanti. È possibile che, in uno stato che si proclama democratico, si debba ricorrere agli idranti e ad un dispiegamento impressionante di uomini per contenere (o meglio disperdere) delle legittime pacifiche critiche da parte di chi è relegato ai margini della società? Non risiede in queste immagini, che fortunatamente oggi attraverso dei semplici click fanno il giro del mondo, il fallimento di un sistema? L’impressione è che l’arresto di Drouet (le cui accuse sono tutte ancora da verificare) e le esagerate repressione di ieri vogliano essere dei forti segnali dall’alto per scoraggiare la mobilitazione una volta per tutte.

Presumibilmente, passate le feste, si capirà cosa ne sarà dei gilets e delle rivendicazioni della Francia profonda contro delle istituzioni (nazionali ed europee) troppo autoreferenziali e sorde alle loro richieste. La loro è una protesta che sta scuotendo il cuore dell’Europa e che, in un modo o nell’altro, ci riguarda tutti.