Commentando il sesto atto della mobilitazione, andato in scena il 22 dicembre, avevamo concluso dicendo di dover aspettare la fine delle feste per comprendere gli sviluppi concreti di un fenomeno che, dal 17 novembre, sta scuotendo la Francia e l’Europa. Quella dei gilets jaunes è, infatti, una protesta prolungata di una parte dei cittadini francesi contro un governo nazionale, subordinato al sistema europeo, incapace di rispondere alle loro richieste. Il rincaro della benzina è stata la scintilla che ha acceso il fuoco, ma sono presenti anche questioni di ben più ampia portata, anche se, data la mancanza di struttura all’interno del movimento, vengono spesso presentate in maniera vaga e confusionaria. Nonostante ciò, i gilet continuano giornalmente i loro blocchi stradali (durante i quali una decina di persone ha già perso la vita) e il sabato si ritrovano nelle grandi città per delle manifestazioni (i cosiddetti atti). L’epicentro è ovviamente Parigi. Qui, come vi abbiamo raccontato sul campo il 15 dicembre, diversi cortei si sviluppano contemporaneamente, per poi ritrovarsi sugli Champs Élysées, sui quali generalmente scoppiano dei tafferugli con le forze dell’ordine.

Ci eravamo lasciati col sesto atto del 22 dicembre riportando circa 23.000 manifestanti in tutta la Francia (il minimo dall’inizio della mobilitazione). La scorsa settimana, quella del 29, i numeri parlano di un incremento di circa 10-12.000 persone, andandosi ad attestare attorno a quei 35.000 manifestanti di sabato 15. Ieri un nuovo sostanziale aumento: 50.000 gilets nelle strade. Sicuramente lontani dai picchi delle prime settimane, ma comunque un quantitativo sufficiente per affermare che il movimento non si è affatto arrestato. Al contrario, dopo due settimane di apparente quiete e di controllo totale da parte della Gendarmerie, si sono registrati violenti disordini. Dopo una mattinata pacifica (come di consueto), la situazione è degenerata. Si legge nel resoconto de L’Internaute:

Dei proiettili sono stati lanciati sulle forze dell’ordine che hanno replicato con dei lacrimogeni sulle banchine della Senna. Degli incidenti sono poi scoppiati su una passerella che collega le due rive della Senna all’altezza del Jardin des Tuileries. Degli scooter e una macchina sono stati incendiati sul viale Saint-Germain dove delle barricate improvvisate erano state erette.

La giornata ha vissuto momenti decisamente eclatanti. Verso le 16:30, Benjamin Griveaux, portaparola del governo, ha dovuto abbandonare i suoi uffici, a seguito dell’irruzione forzata da parte di una quindicina di persone, che hanno utilizzato una ruspa per abbattere il portone. Griveaux ha commentato: «Non sono stato io ad essere attaccato. È stata la Repubblica, le istituzioni, la forma democratica». In un altro video divenuto virale, si vede come un boxeur professionista abbia caricato a testa bassa degli agenti, servendosi unicamente di calci e pugni. Trentacinque persone sono state arrestate, non registrando dunque un aumento rispetto alle scorse settimane, ma la situazione è stata evidentemente più tesa. Dopo le dure parole di ieri del ministro dell’Interno Christophe Castaner, stamattina Emmanuel Macron ha promesso che giustizia sarà fatta, sostenendo contemporaneamente la necessità del dibattito e del dialogo. Un dialogo che le istituzioni francesi hanno rifiutato nel corso delle prime settimane della mobilitazione e che sembravano aver parzialmente ristabilito a seguito del discorso del presidente dell’undici dicembre. Almeno fino a ieri. Il fronte francese torna caldo e gli sviluppi sono tutti da seguire.