La protesta dei gilet gialli si è riaccesa con l’ottavo atto della mobilitazione. Ad infiammarla, a livello internazionale, ci ha pensato Luigi di Maio, con il suo articolo del 7 gennaio su Il Blog delle Stelle, che si apre così:

Gilet gialli, non mollate! Dall’Italia stiamo seguendo la vostra battaglia dal giorno in cui siete comparsi per la prima volta colorando di giallo le strade di Parigi e di altre città francesi. Sappiamo cosa anima il vostro spirito e perché avete deciso di scendere in piazza per farvi sentire. In Francia, come in Italia, la politica è diventata sorda alle esigenze dei cittadini che sono stati tenuti fuori dalle decisioni più importanti che riguardano il popolo. Il grido che si alza forte dalle piazze francesi è in definitiva uno: “fateci partecipare!”.

Parole dirette, come la forma di governo evocata, seguite da un parallelismo tra i gilets jaunes di oggi e il Movimento 5 Stelle di ieri. Dal 4 ottobre 2009 «non ci siamo mai fermati», ricorda il vicepremier, il quale oltre a rivendicare la solidarietà e il supporto verso i manifestanti, si scaglia contro l’attuale classe dirigente francese, citando il ministro dell’interno Castaner e il governo Macron nella sua interezza. L’articolo si chiude con l’invito rivolto ai manifestanti ad aderire alla piattaforma Rousseau e a continuare la battaglia in nome della democrazia diretta. Le parole di Di Maio sono esplosive, la sua prospettiva è totalizzante e proprio per questo la visione del fenomeno che ne deriva è piuttosto ridotta. Modellare la specifica questione dei gilet gialli a quella di una generale rivendicazione popolare appare un po’ eccessivo, almeno per il momento. Come vi stiamo raccontando da settimane, la protesta, nella sua eterogeneità e per quanto sostenuta dalla maggioranza dei cittadini francesi, è portata avanti da un gruppo sociale ben riconoscibile, appartenente a quella Francia profonda stanca di essere vessata dalle politiche dell’Eliseo e di Bruxelles. Inoltre, solamente una parte del movimento vuole farsi partito. Le restanti guardano a Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon come possibili leader in grado di rappresentarli. A testimonianza di queste perplessità, i gilets appaiono divisi. Un lato si è mostrato scettico al sostegno pentastellato, attraverso le dichiarazioni (tra le altre) di Jacline Mouraud, una delle icone della protesta:

Dubito che un partito straniero possa aiutare i gilet gialli. Siamo due popoli diversi, abbiamo una storia e un’eredità differenti. Sono scettica sull’offerta di aiuto del Movimento Cinque Stelle.

Nelle scorse ore, a questi primi segnali di chiusura, sono seguite le parole di stima e di apprezzamento da parte di altri esponenti di primo piano del movimento, come Ingrid Levavasseur:

Sono fiera di constatare – ha detto la Levavasseur –  che il nostro movimento si spinga ben oltre i nostri confini. Contenta che una persona come Di Maio ci tenda la mano, sono pronta ad afferrarla, per spingerci ancora più forte e più lontano. Oggi più che mai abbiamo bisogno di strutturarci e il messaggio del M5s è qualcosa di molto potente.

Dopotutto, Di Maio è un politico, non un sociologo, né un attivista. Non è dunque un caso che le accuse abbiano scalfito le corazze governative d’oltralpe. Nathalie Loiseau, ministra agli Affari europei, ha subito invitato Di Maio a non intromettersi nelle questioni degli altri Stati, servendo un assist memorabile al vicepremier italiano, che ha potuto ricordare quando a giugno, in piena emergenza migranti, Macron aveva paragonato il nostro governo populista alla lebbra. La polemica è stata poi smorzata dall’Eliseo, che ha delegittimato l’ingerenza straniera, ribadendo come l’interlocutore del presidente sia il suo corrispettivo Conte. Questa vicenda testimonia una lettura del fenomeno che stiamo portando avanti da quando ci siamo interessati al caso francese: quella dei gilets jaunes è una questione che riguarda un po’ tutti e potrebbe avere dei risvolti inaspettati, all’interno di un contesto europeo sempre più destabilizzato. Un coordinamento di gilet gialli in Italia è nato nelle scorse settimane, ma le profonde differenze a livello di amministrazione e problematiche tra i due paesi hanno fatto sì che non attecchisse. In compenso, lunedì mattina 3.000 agricoltori e olivicoltori sono scesi in piazza a Bari per protestare contro i mancati interventi nel settore. Indossavano gilet arancioni ed erano a bordo dei loro trattori, ma, al contrario dei loro cugini francesi ignorati per diverse settimane dal proprio governo, hanno trovato nei deputati pentastellati (L’Abbate e Cassese) e leghisti (Sasso e Marti) degli interlocutori, i quali hanno promesso provvedimenti immediati. Adesso, alle parole devono seguire i fatti.