La Germania ha annunciato ieri il ritiro – ancorché parziale – delle sue truppe dall’Iraq e il loro dislocamento in Giordania e Kuwait. Ancora una volta (l’ennesima) la Germania ci mostra che, se una classe dirigente è preparata, sa come e quando muoversi, rispondendo, primariamente, a sé stessa. Spesso, come se non fossimo nel XXI secolo ma in una gara di buone maniere, ci si limita ad accusare la Germania di fare “troppo bene” i propri interessi. E se può essere vero che il suo comportamento geopolitico spesso manca di lungimiranza, l’imputazione è sciocca e inconsistente. Si può, in buona fede, accusare qualcuno di aver giocato bene la propria partita in Europa, per quanto cinicamente e senza scrupoli?

È divenuta abissale oggi la differenza tra le (odierne) classi dirigenti tedesche e quelle nostrane, sebbene sulla carta appartengano a paesi accomunati dalla sconfitta militare nell’ultimo conflitto mondiale. La classe dirigente italiana ha abbracciato ormai definitivamente la deriva social: l’attività politica si limita a un getto continuo di dichiarazioni di portata bagatellare, senza alcuna incidenza sulla realtà. La classe dirigente tedesca, invece di perdersi in una ridda di dichiarazioni senza valore, semplicemente procede a muovere le truppe fuori dall’Iraq, punto. Perché mai può fare questo? Perché può cercare di liberarsi dall’abbraccio mortale dell’Impero Usa e mantenere le sue mani – almeno questa volta – non sporche di sangue, né corresponsabili? Forse perché, grazie a una indubbia omogeneità sociale, si è davanti a una classe dirigente che ha presente quali sono i propri interessi nazionali, e ha la volontà di difenderli. Entrambe le condizioni implicano l’essere preparata, competente, fine e, non ultimo, in certo grado coraggiosa.

Silvio Berlusconi non ha perso il potere per l’abitudine alle “cene eleganti”, che si ritrova puntuale in tutti i centri di potere economico e politico (citofonare Epstein). E nemmeno perché è stato tanto idiota da farsi beccare. Berlusconi ha perso il potere perché è stato un codardo nel momento in cui poteva impedire l’attacco alla Libia dell’amico Gheddafi, e non lo ha fatto. Gli avversari dell’Italia lo capirono subito e, infatti, ne fecero carne di porco. E quanto a Salvini, è prudente e accorto rivolgere attacchi sguaiati, sciatti e fuori misura ai leader stranieri (Merkel, Macron, etc…ma pure il Papa) con cui dobbiamo avere a che fare, al contempo cercando goffamente di arrivare sia a Putin sia a Trump (in entrambi i casi, usando pure i canali sbagliati)? Gli aspiranti lacché si vedono da lontano, e non sono ben considerati da nessuno.

Al di là dell’opinione di chi scrive sui recenti fatti in Medio Oriente (id est: da quando in qua si vuole imporre la soppressione fisica dei leader avversari come una pratica lecita di politica estera occidentale? Probabilmente da quando si è indebolita l’idea del “non uccidere”), eleggiamo dei governanti, li dotiamo di strumenti di intelligence e poteri esecutivi, perché prendano le decisioni nel nostro interesse. Se però i loro ultimi e veri referenti si trovano fuori dall’Italia, questo è un problema da affrontare al più presto e, se non si può risolvere, va almeno evidenziato e reso palese e noto al pubblico. Non è possibile continuare a sprecare l’energia, la creatività ed il tempo di un intero popolo per discutere del nulla. È ora che il nostro Stato diventi adulto, oppure si dissolva: diventare adulti implica la capacità di sapere quando e come dire “no”. E sì, sappiamo tutti che è difficile, per questo concediamo privilegi smisurati ad una classe dirigente che ha sicuramente meno obblighi, impegni e rischi rispetto a quelli di un Re Sole…