Anche questo venerdì i festosi manifestanti dei fridaysforfuture sono scesi nelle strade delle maggiori città del mondo a manifestare contro il cambiamento climatico. Ragazzini sorridenti, cartelli di cartone (speriamo siano riciclati) e slogan gridati forte nei megafoni. È evidente: solo gli industriali più avidi e ingordi e i loro fiancheggiatori politico-sociali possono essere a favore della devastazione dell’ambiente, per i loro profitti e guadagni di potere. L’opinione pubblica, invece, è ben schierata contro il riscaldamento globale e per la protezione della natura.

Non è stata certo Greta Thunberg a farci scoprire che il clima sta cambiando e che le condizioni di vita dell’uomo sul pianeta sono a rischio di peggioramento. A parte inutili allarmismi sulla data di fine del mondo (o meglio dell’umanità), che si rincorrono ormai da decenni, cosa ci ha portato di davvero significativo questa fantastica ragazzina? Oltre ai suoi libri (di carta) sugli scaffali di tutte le librerie, s’intende. E non mi si venga a dire che gli scioperi per il clima da lei lanciati avranno un impatto sui governi. Sono solo simpatiche gite fuori porta. Per imporre ai governi una linea politica attenta al tema, servono gruppi ben organizzati e influenti di cittadini, che svolgano un’efficace attività di lobbying istituzionale, e partiti con una chiara idea sul tema.

Ad ogni modo, non ha senso prendersela con la povera Greta. È una ragazzina innocua, fragile e probabilmente sfruttata a fini commerciali dai suoi genitori. Qui il problema è la sinistra. Una sinistra che non ha saputo portare in piazza la gente contro l’austerità e la disoccupazione, ma che anzi si è fatta portatrice delle politiche neoliberiste più feroci e della legittimazione di misure pubbliche dannose per le classi lavoratrici. Una sinistra che ora, invece, scende nelle strade sfruttando la battaglia per il clima e spera, con questa riverniciatura, di legittimarsi e far dimenticare la sua immagine, macchiata dalle politiche attuate in tutti questi anni – Zingaretti, ad esempio, ha dedicato ai ragazzi che manifestano per il clima la sua vittoria alle primarie del Pd. Questa stessa sinistra si fa ora paladina del clima, senza rendersi conto che è proprio il capitalismo aggressivo, da lei sostenuto, ad aver causato il problema climatico.

Non c’è traccia di anticapitalismo, se non folcloristico, nelle manifestazioni dei fridaysforfuture: né in quelle dei ragazzini, né tantomeno in quelle degli adulti. Solo slogan ambientalisti che non vanno dritti al punto della questione. Una sinistra degna, e in generale una forza politica seria, combatterebbe il cambiamento climatico inserendolo all’interno di una più ampia cornice di riforma del capitalismo. Una cornice in cui trovino posto anche i diritti sociali, il lavoro, l’occupazione, l’intervento dello Stato nell’economia. Ma nei fridaysforfuture tutto ciò è pressoché assente, così come lo è nei programmi di tutte quelle forze politiche che dei fridaysforfuture si sono innamorate; oppure, se è presente, lo è solo in modo “cosmetico”.

L’ambientalismo ideologico è dunque diventato il nuovo mantra della sinistra, con cui ripulire il suo aspetto imbrattato dal sangue di tanti, come i bambini greci morti in culla o gli innumerevoli piccoli e medi imprenditori suicidatisi in Italia. È giusto e doveroso amare l’ambiente e difenderlo, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle operazioni pubblicitarie. Chi non capisce tutto ciò è, nel migliore dei casi, un illuso, nel peggiore un “gretino”.