Sono quasi ottant’anni – settantanove per la precisione – che la Francia non richiama a Parigi il proprio ambasciatore in Italia. La decisione del governo francese, diplomaticamente parlando gravissima, non è altro che una scomposta risposta alla trasferta pentastellata di Parigi, dove i massimi esponenti del partito di maggioranza hanno incontrato i rappresentanti politici dei gilet jaune, il movimento popolare che ha dato filo da torcere, nei mesi passati, al presidente Macron. Come giustificare, quindi, una scelta diplomatica del genere? Interpretare una normalissima dialettica politica tra due formazioni affini (con l’approssimarsi delle europee a condire il tutto), come fosse un’inaccettabile ingerenza nei fatti interni francesi, è politicamente ridicolo.

L’esecutivo d’oltralpe piagnucola che Parigi “da molti mesi è oggetto di accuse ripetute, attacchi senza fondamento e dichiarazioni oltraggiose”, eppure non ci sembra di sbagliare nell’indicare l’Eliseo come il mandante della guerra alla Libia di Gheddafi e il conseguente ribaltamento della nostra posizione nel nord Africa. Siamo sicuri di avere la ragione dalla nostra, affermando che gli sconfinamenti della gendarmerie in territorio italiano, per rispedirci indietro 60000 immigrati clandestini, rasentino un’azione di guerra; abbiamo la coscienza a posto nel pensare che il comportamento vomitevole lo ha tenuto la Francia nelle sue ex colonie per decenni e non il nostro esecutivo per aver difeso le frontiere italiane, che altro non sono che quelle europee. Anche la scelta di Air France di ritirarsi dall’accordo con Alitalia per motivazioni “politico-istituzionali” ha il sapore della ripicca. Sfilare il capitale della Francia dalla futura organizzazione dell’azienda, infatti, lascia aperta la sola strada della nazionalizzazione. Una scelta che in questa precisa congiuntura economica il governo vorrebbe evitare, anche per non creare altri attriti con le istituzioni europee in merito ai famigerati “aiuti di stato”.

L’ipocrisia di Macron è talmente evidente che il suo ultimo capriccio sarebbe da derubricare a semplice boutade, peccato per le opposizioni e la stampa crumira di casa nostra che commosse ringraziano per questa insperata imbeccata che gli permetterà di tirare per un’altra settimana le loro litanie. Nell’ultimo decennio i cugini francesi, aiutati dalla totale passività dei precedenti governi nostrani, hanno fatto carne da porco dei nostri interessi geopolitici ed economici e il fatto che qualcuno si sia messo di traverso li rende irascibili e goffi – un po’ mestruati se ce lo permettete. Non si tratta di difendere il governo attuale, questo è un caso di dignità nazionale e chiunque pensi che essere italiano possa ancora significare qualcosa, sa da che parte stare.