In Francia avere un figlio potrebbe diventare un diritto. Per tutti. La sanità francese, infatti, si appresta a pagare, a spese dei contribuenti, la fecondazione eterologa per tutte le donne che lo desiderino, senza necessità di dimostrare una patologia. Questo in un paese che non copre le spese per curare malattie come diabete, poliartrite o ipertensione arteriosa, né tantomeno per i malati con handicap. In questi mesi i francesi si sono dimostrati capaci di cambiare le sorti della propria esistenza manifestando con enorme forza, fino ad ottenere il congelamento di norme e riforme. È successo anche domenica: erano in piazza in migliaia a Parigi, ma non lo sa nessuno a parte i parigini. Questa rivoluzione è meno cara ai mezzi di informazione, che si comportano come se non esistesse. L’autorità di Parigi ha contato 26000 manifestanti, ma dalle foto si capisce che erano enormemente di più: gli organizzatori parlano di centinaia di migliaia di partecipanti riuniti da un solo grido: “Marchons, enfants!”. Un grande corteo contro la nuova legge di bioetica voluta da Macron, “Pma pour toutes“. Con questa legge passa il principio del diritto ad avere, a possedere un figlio, come se fosse una proprietà, una casa, una macchina, un oggetto che conferma uno status. Solo che i bambini non sono diritti civili, non sono merce, non dovrebbero creare mercato. Se passa questo principio la maternità surrogata, conosciuta anche come utero in affitto, non sarà che una conseguenza inevitabile di un processo di mercificazione della filiazione e della donna che non ha precedenti nella storia.

Le lobby che si nascondono dietro a questo business dell’orrore lo sanno benissimo, come sanno che speculare sulla sofferenza di chi non riesce ad avere figli, paga. La legge di Macron si chiama “Pma per tutti”, e quando dice tutti, intende anche chi non ha problemi di fecondazione, ma ha semplicemente scelto un’identità sessuale diversa, oppure chi non ha trovato “l’uomo giusto”, per le single, quelle che “tanto l’uomo è inutile”. Si tratta di rendere l’assenza del padre un’opzione da scegliere e non una tragedia da subire. La filiazione senza padre è un abominio della modernità, denunciata nei giorni scorsi anche dall’arcivescovo di Parigi, Monsignor Michel Aupetit: “Lo ripeto ancora una volta: un bambino è un dono da ricevere, non un oggetto dovuto da fabbricare. L’assenza d’un padre è una ferita che si può subire, ma è mostruoso infliggerla volontariamente”. La legge, che in ottobre è già stata approvata dall’Assemblea Nazionale e sarà discussa in Senato nei prossimi giorni, prevede la cancellazione della figura del padre, che non comparirà nell’atto di nascita. Il donatore del seme, infatti, non sarà considerato genitore del nascituro. Nella legge, inoltre, l’articolo 14 prevede novità riguardo alla ricerca sull’embrione: potrà essere creato e coltivato in vitro fino al ventunesimo giorno, e non più fino al quattordicesimo. Questo significa che sarà autorizzata, per la prima volta, la diagnosi pre impianto degli embrioni creati con la fecondazione in vitro, per prevenire eventuali anomalie genetiche come la sindrome di Down. Per la creazione dell’embrione perfetto.

Questo, in via ipotetica, potrà consentirci di scegliere se avere un maschio o una femmina, se avere un figlio più creativo o più inquadrato, se con gli occhi azzurri o la pelle scura. Insomma, il prodotto perfetto confezionato su misura. Tutto questo sulla pelle di chi soffre davvero, di chi i figli non li può avere non per scelte di opportunità, ma per malattie congenite. Sulla pelle dei bambini che, come ricorda Costanza Mirano sul suo blog, non possono scegliere nulla: A certi bambini la parte di natura viene violentata da adulti che vogliono soddisfare i loro desideri, seppur di per sé buoni. (…) Un bambino sente il battito della madre, ne riconosce la voce, le carezze, il latte (appena nato distingue un batuffolo imbevuto di latte della mamma da quello di un’altra donna). Un bambino ha bisogno del padre e di conoscere la propria storia, di cui è erede. Un bambino non è un diritto anche se l’infertilità è ormai un problema generazionale, legato ai nostri stili di vitaQuesta legge porterà alla legalizzazione dell’utero in affitto anche in Europa, come in Messico, dove le donne, trasformate in provette, sono pagate per produrre figli più sani e meno costosi per la scienza; lo racconta in un’inchiesta shock il National Review. Mentre queste riforme inquietanti in Francia divengono realtà, in Italia varrebbe la pena discuterne, per raccontare delle migliaia di persone che non desiderano altro che proteggere le famiglie dalla legge del profitto, contro il mercato dei bambini.