A Sharm el-Sheikh va in scena il summit tra Unione Europea e Lega Araba. Tra i “grandi” assenti Emmanuel Macron, mentre è Salman bin Abdelaziz, monarca saudita che difficilmente varca i confini nazionali, il più “illustre” ospite di Al-Sisi, il Presidente della Repubblica d’Egitto. Sul tavolo i temi che stanno destabilizzando il Mediterraneo e la zona mediorientale: dalla situazione libica e l’immigrazione selvaggia verso l’Europa, alla terribile guerra in Yemen.
Andiamo con ordine. In primo luogo, è discutibile vedere i primi ministri occidentali, come Conte e May, sedersi al tavolo con i responsabili diretti della guerra in Yemen, Egitto e Arabia Saudita. Persino Erdogan si è accorto di questa stortura: in che modo i difensori dei diritti umani nel mondo (paesi europei) possono dialogare con i guerrafondai sauditi e con il loro tirapiedi (Egitto)? Bisogna inoltre ricordare che la Siria di Bashar al-Assad è stata sospesa dalla Lega Araba nel 2011, l’anno in cui i ribelli siriani, sostenuti da USA e Arabia Saudita, cominciarono a destabilizzare il governo legittimo sotto le mentite spoglie della guerra civile.
Veniamo dunque alla questione libica. E’ ormai noto anche ai meno preparati che l’assassinio per mano franco-americana di Muammar Gheddafi abbia portato la Libia in una situazione di caos totale: la figura del rais era fondamentale a pacificare i numerosi clan e tribù. Dalla sua morte, sono emerse le figure di Serraj e Haftar, una istituzionale l’altra militare. Se inizialmente l’Italia vantava un corridoio preferenziale con Serraj, l’ascesa del generale Haftar ha decisamente cambiato tutte le carte in tavola. Personaggio vicino all’Egitto e all’Arabia Saudita, Haftar ha preso il controllo di zone fondamentali a livello geopolitico come, tra le altre cose, il campo petrolifero di El Sharara (capacità estrattiva di circa 300mila barili al giorno). Nonostante l’assenza al vertice di Sharm, Macron ha già tessuto la propria tela sostenendo l’avanzata di Haftar in Libia, in barba ai tanto decantati valori europei di cooperazione internazionale e di soluzioni condivise tra paesi aderenti. Macron ha tagliato fuori l’Italia (e l’UE) dalla questione Libia, puntando sulla figura più in voga, sul politico più potente, guardando solo ed esclusivamente al proprio orticello domestico. Come scrive Michela Mercuri, docente di geopolitica all’università di Macerata, l’Italia potrebbe a questo punto puntare su Saif al-Islam Gheddafi, il secondo figlio di Muammar, sul quale sembra aleggiare anche il sostegno della Russia. Tutto ciò sposterebbe l’Italia sulla “sfera d’influenza” russa, una mossa forse troppo coraggiosa per il nostro governo, troppo impacciato in politica estera.
In conclusione, il summit di Sharm el-Sheik non ha fatto altro che confermare il ruolo prettamente formale dell’Unione Europea: un’istituzione tanto coesa a parole quanto terribilmente divisa all’interno, nella quale la Francia può considerarsi leader indiscussa con la Germania. Allo stesso tempo, l’impulso sovranista non è bastato all’Italia per alzare maggiormente la voce in ambito internazionale. Il battipugnismo salviniano risulta totalmente neutralizzato sia dal cinismo delle potenze europee, sia dallo stesso governo italiano, campione sulla comunicazione ma ultimo della classe alla prova dei fatti.
Tornando alla Francia, l’interesse per la Libia non è in nessun modo riconducibile a una reale volontà di ricostruire un tessuto sociale stabile ma ha fini esclusivamente economici. A nessuno interessa realmente risolvere il gravissimo problema dell’immigrazione che richiede necessariamente la stabilizzazione della Libia. Nulla possiamo aspettarci da chi ha ordinato l’uccisione di Gheddafi, nella totale impunità: l’Italia parla, l’UE guarda, la Francia conquista.