La politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso”, afferma Franz Liszt, e conferma ne è il matrimonio d’interesse tra Emmanuel Macron e Angela Merkel che, consumatosi con la firma del Trattato di Aquisgrana, ha dato alla luce la prima assemblea del Parlamento franco-tedesco. Tale augusto consesso si riunirà due volte all’anno per promuovere politiche di interesse comune – difesa, sicurezza e politica estera – rendendo ancora più profondi i legami tra i due paesi. Il frutto dell’accorpamento del Bundestag tedesco all’Assemblée Nationale è un monstrum degno della fantasia di Mary Shelley, nonché la messa in scena dell’ennesima rappresentazione del teatro dell’assurdo, di cui Germania e Francia sono gli attori protagonisti.

È una giornata storica” tuona il presidente del Parlamento francese Richard Ferrand, spalleggiato dal suo omologo tedesco Wolfgang Schauble, che rincara la dose: “Germania e Francia hanno una responsabilità speciale per l’Europa”. E come dare loro torto! La storia del Vecchio Continente insegna che i suoi equilibri sono indissolubilmente legati alle guerre e alle paci di questi due Stati. La scelta di firmare il trattato proprio ad Aquisgrana, capitale dell’Impero carolingio, è fortemente simbolica da questo punto vista: proprio lì Carlo Magno, più di 1200 anni fa, aveva unito Francia e Germania, creando un nocciolo duro attorno al quale compattare anche il Belgio, l’Olanda, l’Austria, l’Italia e la Spagna.

Francia e Germania hanno dunque rinunciato a parte della loro sovranità pur di salvare questa finzione democratica chiamata Europa, che consente loro di perseguire indisturbati i propri interessi nazionali.

Oggi, però, l’aspirazione franco-tedesca ad egemonizzare attraverso politiche comuni l’Unione Europea non solo vede il suo fallimento come Res Publica unitaria, ma anche come organismo cooperativo di Stati posti sullo stesso piano di parità. L’Europa, così come era stata immaginata dai suoi fondatori, non è mai nata. Sebbene vi siano linee comuni a livello di bilancio e si batta una moneta unica, il monopolio della forza legittima e la politica estera restano espressione diretta della sovranità statale. L’intesa bilaterale franco-tedesca, nel tentativo di porvi rimedio, prevede una clausola di assistenza reciproca in ambito militare e mira a creare un “esercito comune europeo”, tentativo già fallito in passato con la CED, che evidenzia, ancora una volta, quanto sia irrazionale e anacronistico il tentativo di istituire un corpo armato comune in assenza di uno spirito politico unitario a cui questo debba rispondere. Peraltro, tale cooperazione militare risulterebbe a tutti gli effetti indipendente – e alternativa – rispetto alla NATO e agli Stati Uniti – nel caso non si fosse capito contro chi Francia e Germania si stiano muovendo. A ulteriore dimostrazione del fatto che i loro interessi siano ormai sempre più strettamente interdipendenti, si consideri lo scandaloso episodio che ha visto prima la Germania chiedere di aggiungere un seggio per l’UE nel consiglio di sicurezza ONU e, subito dopo, la Francia chiedere di nominare la Germania come membro fisso, finendo così per sostituire l’interesse generale della suddetta Unione con quello particolare dello Stato tedesco. Non una grande novità insomma.

Data l’uscita, ormai prossima, del Regno Unito, chi deve maggiormente interrogarsi sull’attuale assetto europeo sono Italia, Spagna e Portogallo. Gli altri Stati – come Polonia, Repubblica Ceca e Romania – o sono già integrati nel sistema tedesco o sono parte del suo blocco finanziario, come i paesi del Benelux. L’attuale equilibrio europeo è ben diverso da quello desiderato dai suoi padri fondatori come Spinelli, De Gasperi, Schuman, Adenauer e Monnet. Per dirla con le parole di Bettino Craxi: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso, ma per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore sarà un inferno”. Oggi l’Europa è un ammasso troppo pesante per elevarsi a federazione e troppo leggero per collassare su se stesso. Tale tendenza ha condotto le istituzioni europee ad un progressivo appiattimento, trasformando così l’ambizioso progetto europeo in una semplice cooperazione tra Stati-nazione. Sarà soltanto il tempo a dirci quali saranno le sorti del Vecchio continente.