L’ecologismo borghese è tendenza sempre più diffusa nella società occidentale, soprattutto (o quasi esclusivamente) in Europa. D’altronde, gli effetti dell’impatto umano sul pianeta sono sempre più evidenti e devastanti e, di conseguenza, nel mondo più avanzato, in molti ritengono sia necessario, in primo luogo da parte dei governi, fare qualcosa. Ciò premesso, la svolta ambientalista che tanti cittadini europei chiedono è più che altro teorica: ovvero, tutti auspicano provvedimenti di stampo ecologista purché non intacchino lo stile di vita (e le tasche) di ciascuno.Per intercettare questo genere di consenso dalla faccia pulita e le idee buone, ma nella sostanza ipocrita, i governi devono far assumere dei volti mutevoli alle rispettive politiche industriali ed ambientali. Lo ha ben capito Emmanuel Macron in Francia: la rivolta dei gilet gialli lo ha dissuaso dall’inserimento della carbon tax per le automobili diesel. Ben più consenso, invece, suscita nella popolazione mettere nel mirino il trasporto aereo, che solo una certa fetta della popolazione agiata si può permettere (ma è davvero così?) e che sovente viene preso di mira dagli ecologisti per il costo, in termini di impatto ambientale, che ciascun volo comporta.

Così la ministra francese dei trasporti Elisabeth Borne ha annunciato che a partire dal 2020 chi partirà in aereo dalla Francia dovrà pagare 1,50 euro in più in classe economica e 9 euro in più in business, per i voli domestici ed europei. Per i voli intercontinentali, le rispettive tasse si raddoppiano. Sono esclusi i viaggi per la Corsica e i territori d’oltremare, così come i voli in arrivo e in transito. La ministra Borne ha spiegato come questo provvedimento vada incontro ad un sentimento popolare che chiedeva giustizia fiscale anche per il trasporto aereo, ritenuto meno penalizzato rispetto a quello via terra. La Francia non è il primo Paese ad inserire un’aliquota ecologica (da destinare al finanziamento di infrastrutture per i trasporti meno inquinanti, come le linee ferroviarie) sul trasporto aereo. Ci avevano già pensato, ad esempio, Germania, Regno Unito e Svezia. E il presupposto teorico alla base di una decisione di questo tipo è altresì condivisibile: chi più inquina, più paga. Ma è sulle spalle dei consumatori che i governi devono raccattare il consenso degli ecologisti della domenica?

La Francia è ampiamente sotto gli obiettivi di riduzione delle polveri sottili fissati nel 2015 alla Cop21 di Parigi, così come quasi tutti i Paesi che tre anni e mezzo fa hanno condiviso quel documento. Inoltre, neppure un mese fa, all’interno dell’Unione Europea è saltato l’accordo per rimarcare l’obiettivo delle “emissioni zero” entro il 2050, per l’opposizione di tre paesi di Visegrad  (Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, ma non la Slovacchia) e dell’Estonia. Questi dati spiegano come l’eco-tassa sul trasporto aereo può tranquillizzare la coscienza ambientalista di qualche viaggiatore progressista, permettendo al governo di fare cassa per altre infrastrutture strategiche, ma non c’entra nulla con la lotta al cambiamento climatico o con le politiche ecologiste. La svolta ambientalista non passa attraverso provvedimenti di questo tipo o campagne scarica-barile in stile Greta Thunberg e seguaci, ma attraverso un radicale cambiamento nello stile di vita di ciascuno di noi, che ogni singolo cittadino può intraprendere più o meno tranquillamente, e senza cercare giustificazioni prendendosela col sistema. Insomma, basta volerlo.