Alla 49esima edizione del Forum Economico Mondiale il menù offre solo prodotti locali e piatti vegan. Quest’anno, i potenti del mondo si sono ritrovati a Davos per affrontare il tema dell’inquinamento, il quale, però, non sarebbe affatto causato dall’attuale modello di sviluppo. Nella famosa località sciistica svizzera c’erano tutti. Tranne il nostro Presidente, Giuseppe Conte. E per fortuna, potremmo aggiungere. Il suo discorso sull’ambente ha preferito tenerlo alla Conferenza di Assisi, per un’Italia più green. In compenso, non sono mancati George Soros (che dal palco ha dato il suo endorsementalle Sardine italiane attaccando Salvini, ma anche la Cina di Xi Jinping), nonché Greta Thunberg e Donald Trump, che si sono esibiti in un duello tanto pittoresco quanto inefficace. Non hanno sfiorato neanche lontanamente la causa profonda del disastro ambientale: il capitalismo finanziario. O meglio, lo stesso è stato legittimato, ma in una nuova forma, quella green e ambientalista. È una lotta, ma di classe, di cui fanno tutti parte.

Un modello economico che basa sé stesso sullo sfruttamento di risorse e mano d’opera, in nome del libero mercato concorrenziale, non potrà mai porre un freno al disastro ambientale. Le nuove tecnologie, che a Davos hanno ricevuto un’investitura dall’aura salvifica, al momento sono solo nuovi prodotti da vendere e da smaltire, che hanno bisogno di componenti e materiali che andranno estratti, venduti e comprati a prezzi sempre più bassi. Il Presidente Trump e Greta Thunberg sono solo due facce della stessa medaglia, entrambi funzionali al perpetrarsi del sistema neoliberale che, così, può controllare sia le spinte al cambiamento che la reazione.

A Davos i miliardari hanno indossato una maschera filantropica per far dimenticare le loro responsabilità, aggiornarsi sulle minacce al loro potere e capire come superarle, per impedire il processo di circolazione delle élite. Mai è esistito nella storia umana un periodo più florido. Per loro. Il 2019 ha battuto tutti i record, con una crescita globale di circa il 6 per cento dal 2017, assicurando quasi la metà di tutta la ricchezza nelle mani dell’1 per cento della popolazione mondiale. L’emergenza climatica loro la conoscono bene: sono gli attuali capi delle aziende responsabili delle emissioni, i direttori delle banche che li finanziano, e i governanti che hanno lasciato che succedesse. Dal 2015 (accordo di Parigi sul clima) ad oggi, 33 banche globali hanno erogato 1,9 miliardi di dollari a società del settore dei combustibili fossili. In particolare, 600 miliardi sono andati alle aziende più aggressive. In testa c’è JPMorgan Chase, che a Davos ha presenziato con cinque rappresentanti, e il cui CEO, Jamie Dimon, dal 2015, ha erogato 196 miliardi di dollari in finanziamenti per estrazione ed espansione di combustibili fossili. Insomma, “tutto cambia perché nulla cambi”.