Uno spettro si aggira in Italia: lo spettro della gerontocrazia, meglio ancora se democristiana. È esattamente questo il resoconto dell’iter congressuale di +Europa, il partito fondato nel novembre 2017 da Forza Europa e Radicali Italiani. Ripercorriamo brevemente le tappe. Tra il 25 e il 27 gennaio si è svolto, presso l’hotel Marriott di Milano, il congresso fondativo di +Europa; congresso che al termine prevedeva la votazione per la scelta del segretario. Dopo l’esclusione di Paola Radaelli concorrevano alla segreteria tre nomi: Marco Cappato, Alessandro Fusacchia e Benedetto Della Vedova. I primi due sono entrambi esponenti dei Radicali, il terzo vanta invece una militanza che potremmo definire, con un eufemismo, “variegata”: in principio pannelliano doc, poi con Forza Italia, a seguire FLI (il partito di Fini) e infine pure con Scelta Civica di Monti. Infine, a spuntarla tra i tre contendenti, è stato Della Vedova: l’ex forzista è stato eletto con il 55,7% dei voti mentre Cappato è arrivato secondo con il 30,2%, seguito da Fusacchia con il 14,1%.

Sarebbe splendido poter constatare l’efficacia del sistema democratico, se l’onta del sotterfugio non gravasse sulle votazioni. Infatti, subito dopo lo scrutinio, il neosegretario è stato investito da un’ondata di polemiche: Della Vedova sarebbe stato aiutato dall’attivismo ‘intenso’ dell’ex democristiano Bruno Tabacci, il quale avrebbe pianificato l’arrivo in pullman di “truppe cammellate” a sostegno del primo. Numerose testate giornalistiche hanno evidenziato quanto questa massa di votanti eterodiretti fosse spaesata: post voto alcuni ammettevano di non ricordarsi il candidato che gli era stato chiesto di votare, altri ignoravano persino il nome del partito congressuale. Un 65enne ha riferito a TPI di essere arrivato direttamente dal Cilento con vitto, alloggio e pullman pagati; peccato che l’uomo, uscendo dalla cabina elettorale, non ricordasse nemmeno il nome su cui aveva posto la croce. Si deve essere guidati da una bizzarra passione politica per partire dalla Campania, arrivare a Milano e votare a un congresso di cui non si conoscono nemmeno i candidati alla segreteria. A seguito di un simile episodio, che farebbe ridere se non facesse piangere, Cappato ha presentato un esposto mentre Tabacci ha deciso di chiarire la situazione tramite un video via social. Innanzitutto l’ex democristiano ci tiene a farci sapere che è a conoscenza del principio di non contraddizione, asserendo che +Europa «ha un programma politico che deriva dalla sua stessa denominazione: +Europa è il contrario di meno Europa»(sic!). Inoltre Tabacci, non pago del profondo ragionamento sul nome, aggiunge una riflessione sulla polemica dei pullman: per lui si tratta solo di un grosso polverone mediatico sollevato dagli amici di Cappato, il quale – a suo dire – non riuscirebbe a digerire l’esito congressuale.

Purtroppo – o per fortuna – la realtà si è incaricata di smentire Tabacci, poiché Marco Cappato non ha dichiarato di rifiutare i risultati del Congresso, bensì di voler accertare per via legale la libera espressione del voto «e che tale verifica sia nell’interesse di tutti, innanzitutto di Benedetto Della Vedova», conclude Cappato in un post. Tuttavia, dell’intera vicenda non stupisce tanto il metodo democristiano di raccattamento voti in stile prima Repubblica – metodo che tra l’altro, secondo alcune indiscrezioni, non sarebbe stato determinante nella conta finale dei voti – ma stupisce molto di più l’incapacità dei Radicali di mobilitare l’elettorato giovanile in vista delle Europee. Abbiamo assistito per l’ennesima volta alla facile vittoria della gerontocrazia, della vecchia politica fatta di scorciatoie, raggiri ed escamotage. In un’intervista rilasciata a Linkiesta nel gennaio 2012 il politologo francese Marc Lazar, alla domanda “i giovani italiani riusciranno a scardinare la vecchia politica?”, preconizzava come unica soluzione lo scontro generazionale, affinché venisse data nuova vitalità alla democrazia italiana. Dopo 7 anni è spiacevole dover constatare, ancora una volta, quanto siano profonde e stratificate le radici della gerontocrazia nel Bel Paese e quanta strada rimanga ancora da percorrere prima di giungere alla tanto attesa “svolta generazionale”.